Louvre, la Corte dei Conti bacchetta la gestione: priorità all'immagine, sicurezza trascurata
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Redazione Esteri
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A neanche tre settimane dal clamoroso furto dei gioielli della corona di Francia, avvenuto il 19 ottobre in sette minuti senza che alcuno se ne accorgesse, la Corte dei Conti ha pubblicato un rapporto che getta una luce cruda sulle scelte di gestione del museo. I magistrati contabili, guidati da Pierre Moscovici, hanno tracciato un bilancio severo degli ultimi sei anni, evidenziando come la direzione abbia preferito investire «in progetti visibili e di richiamo», tralasciando però, in modo che oggi appare miope, gli interventi fondamentali per la tutela del patrimonio. Di quei gioielli, che fanno parte della collezione napoleonica, non è stata ancora trovata traccia nonostante le indagini abbiano portato all'identificazione di diversi sospettati e di alcuni loro presunti complici; un episodio che, per le sue dinamiche e per il valore simbolico degli oggetti trafugati, ha subito assunto i contorni di una vicenda esemplare.
Un atto d'accusa nero su bianco
La relazione, un vero e proprio atto d'accusa, sottolinea con precisione come le risorse siano state dirottate verso operazioni di immagine, a discapito «della manutenzione degli impianti tecnici, compresi quelli per la sicurezza, e della ristrutturazione del palazzo». Questi interventi, si legge nel documento, sono da considerarsi indispensabili non solo per la protezione delle opere, ma anche per garantire il buon funzionamento dell'istituzione, la qualità dell'accoglienza per il pubblico e condizioni di lavoro adeguate per il personale. La Corte rileva, in sostanza, una preoccupante divergenza tra gli obiettivi di prestigio internazionale e la concreta sostenibilità della macchina museale, le cui finanze sono descritte in uno stato di declino che ha influito negativamente persino sulla capacità di acquisire nuovi pezzi per le collezioni.
Le dimissioni respinte e la lezione imparata
All'indomani del furto, la stessa direttrice del Louvre, Laurence des Cars, che guida il museo dal 2021, aveva presentato le proprie dimissioni, assumendosi la responsabilità politica dell'accaduto; una mossa che, tuttavia, non è stata accettata dal consiglio di amministrazione, il quale ha preferito respingerle. La des Cars, parlando delle misure che verranno implementate, ha affermato che l'istituzione ha «preso pienamente le misure» di tutti i problemi emersi e che da oggi entra in vigore un nuovo piano direttore focalizzato sulla messa in sicurezza della struttura. Sarà potenziata, in particolare, la videosorveglianza, la quale si è rivelata assai carente nella notte del crimine, e non si escludono cambiamenti nell'organizzazione interna, che potrebbero coinvolgere alcune delle posizioni dirigenziali.
Le critiche alla gestione e le nuove priorità
La relazione della Corte dei Conti, andando oltre il singolo episodio criminale, delinea una situazione di criticità strutturale, nella quale la «questione delle risorse semplicemente non regge» di fronte alle esigenze di un'istituzione così vasta e complessa. Il museo, secondo i magistrati, ha infatti trascurato quelle che vengono definite le basi del suo funzionamento, privilegiando un modello di sviluppo che ora si rivela fragile. Il nuovo piano annunciato dalla direzione rappresenta dunque il primo, concreto tentativo di invertire una rotta che, per anni, ha considerato la sicurezza e la manutenzione come voci secondarie nel bilancio, un approccio i cui limiti sono stati resi evidenti da sette minuti di assenza di controlli.




