La riforma della sanità territoriale si arena tra burocrazia e ritardi
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Redazione Salute
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Dopo la fine della crisi pandemica, con l’arrivo del Pnrr e il cambio di guardia al Ministero della Salute, la riforma della medicina di base sembrava destinata a diventare una priorità assoluta. Orazio Schillaci, appena insediatosi, aveva ereditato un dossier che prometteva di rivoluzionare il sistema sanitario territoriale, alleggerendo i pronto soccorso e riducendo le liste d’attesa. Tuttavia, a distanza di mesi, il progetto appare bloccato, intrappolato tra lentezze burocratiche e resistenze corporative. Il decreto ministeriale 77 del 2022, che aveva introdotto le cosiddette "case di comunità" sotto la gestione dell’ex ministro Roberto Speranza, si sta rivelando un elenco di obiettivi sempre più difficili da raggiungere entro la scadenza del 2026.
La Puglia, in particolare, è tra le regioni che più stanno riscontrando difficoltà. Durante la Cabina di Regia del 6 marzo scorso a Palazzo Chigi, è emerso che i progetti legati alle case di comunità sono in forte ritardo. I documenti dell’unità di missione del Ministero della Salute hanno evidenziato il rischio concreto di un "definanziamento parziale o totale" degli interventi previsti. Un quadro che solleva interrogativi sulla capacità del governo di realizzare una sanità territoriale in grado di rispondere alle esigenze dei pazienti, soprattutto quelli con condizioni sociali complesse.
Mentre le case di comunità faticano a decollare, l’attenzione pubblica sembra concentrarsi su altri fronti. Come ha sottolineato Claudio Maria Maffei in un articolo su Qs, "un ospedale che chiude fa più rumore di dieci case della comunità che non aprono". Una riflessione che mette in luce come i ritardi nella realizzazione di queste strutture, pur essendo un problema grave, passino spesso in secondo piano rispetto ad altre emergenze sanitarie.
Non mancano, tuttavia, segnali positivi in alcune regioni. In Toscana, ad esempio, il presidente Eugenio Giani ha inaugurato le case di comunità di Stia e Poppi, sottolineando l’impegno della regione nel potenziare l’assistenza sanitaria territoriale. "Vogliamo offrire servizi il più possibile vicini ai cittadini, soprattutto agli anziani e ai malati cronici", ha dichiarato Giani, evidenziando l’importanza della telemedicina e di una sanità più capillare. A Bibbiena, inoltre, è entrata in funzione una nuova Tac di ultima generazione, un ulteriore passo verso il rafforzamento delle strutture locali.




