Edison: il Gnl del Qatar sostituito da quello degli Stati Uniti, sette navi già arrivate

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La guerra nel Golfo Persico, con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche qatarine, aveva fatto temere una nuova, pesante crisi degli approvvigionamenti per l’Italia, un paese che, com’è noto, importa gran parte dell’energia che consuma. Eppure, dalle comunicazioni ufficiali di Edison, il maggiore importatore tricolore con un contratto di fornitura proprio con QatarEnergy, arriva una ventata di realismo operativo che sembra scongiurare, almeno per il momento, il rischio di blackout o razionamenti. L’amministratore delegato Nicola Monti, intervenendo in una conference call con i giornalisti, ha infatti fornito numeri precisi per inquadrare la portata dell’emergenza: “La dichiarazione di Forza Maggiore di QatarEnergy riguarda 10 navi, circa 1,4 miliardi di metri cubi di gas naturale per il periodo che va da aprile a metà giugno”.

L’effetto della guerra e la risposta del mercato spot

La situazione, però, è lungi dall’essere risolta sul piano strutturale. Fabio Dubini, executive vice president incaricato della gestione del portafoglio Gas & Power di Edison, ha spiegato che gli attacchi missilistici iraniani hanno messo fuori uso due treni di liquefazione su quattordici nell’impianto di Ras Laffan, riducendo di fatto del 17% la capacità esportatrice del piccolo emirato. Un danno che richiederà fino a cinque anni per essere riparato. Ciò nonostante, Monti si è detto fiducioso: “Oggi non vediamo una criticità dalla mancata fornitura di QatarEnergy”. E la ragione di questa tranquillità, se così si può definire, risiede nella capacità del gruppo di attingere al mercato spot internazionale, un mercato che, sebbene caratterizzato da tensioni sui prezzi, offre ancora la liquidità necessaria a coprire i buchi.

La diversificazione geografica delle fonti, d’altronde, è il vero scudo di Edison. L’azienda non riceve gas solo dal Golfo, ma anche attraverso gasdotti dall’Algeria, dalla Libia e dall’Azerbaijan, senza dimenticare i contratti di lungo termine con gli stessi Stati Uniti. “Siamo un operatore capace di rispettare la domanda”, ha rimarcato Monti, chiarendo che al momento non esiste alcuna difficoltà oggettiva a reperire le materie prime, purché si abbia la capacità di rigassificazione necessaria per trasformare il Gnl in gas da immettere nella rete nazionale. I terminali di Rovigo e Piombino, in questo senso, stanno svolgendo un ruolo cruciale, accogliendo i carichi spot provenienti da Oltreoceano.

Il timore di una crisi prolungata e il ruolo degli Stati Uniti

Se la situazione è sotto controllo per i prossimi due mesi, l’incognita principale riguarda ciò che accadrà dopo giugno. E su questo punto, l’amministratore delegato di Edison è stato piuttosto esplicito: “È ragionevole aspettarsi che la forza maggiore di Qatar Energy venga estesa oltre metà giugno”. Una previsione che trova fondamento nella complessità dei danni subiti dagli impianti di liquefazione e nella difficoltà di ripristinare la piena operatività in tempi brevi. Tuttavia, anche in questo scenario, il gruppo italiano non sembra sprovvisto di piani alternativi.

Proprio il gas “made in Usa” si conferma il principale ago della bilancia. L’avvio, nel corso dell’anno, di due nuovi impianti di liquefazione (Plaquemines di Venture Global e il progetto Golden Pass, quest’ultimo controllato proprio da QatarEnergy in joint venture con Exxon Mobil) sta immettendo sul mercato volumi freschi che aiutano a calmierare la domanda. A differenza di quanto accadde nel 2022 con lo stop del gas russo, oggi l’Europa (e l’Italia in particolare) dispone di una rete di fornitori molto più ampia e flessibile. La vecchia dipendenza da Mosca non è più un’ancora di salvezza invocata da tutti: “Ci sono opzioni sufficienti per continuare ad approvvigionarci su altri mercati”, ha tagliato corto Monti, rispondendo a chi gli chiedeva se non fosse il caso di riconsiderare le sanzioni sul Gnl russo.

Prezzi sotto osservazione ma nessun allarme per i clienti

L’unico vero fronte su cui la crisi mediorientale rischia di farsi sentire con prepotenza è quello dei prezzi. Sebbene il petrolio si sia stabilizzato sotto la soglia dei 100 dollari al barile, il gas è sceso intorno ai 41 euro al Megawattora, una cifra che, sebbene in aumento rispetto ai periodi di calma piatta, resta comunque lontana dai picchi folli toccati durante la crisi ucraina. Dubini ha voluto sottolineare questo aspetto: “Assistiamo a quotazioni che riflettono tensioni, ma siamo ben lontani da quanto accaduto nel 2022”. E la differenza sostanziale, al di là delle cifre, sta nella maturità raggiunta dal mercato europeo.

Per Edison, l’impegno è quello di non trasferire queste tensioni sui clienti finali. L’azienda, grazie al suo portafoglio diversificato e alle attività di ottimizzazione, assicura di avere capacità sufficiente per onorare tutti i contratti di vendita. In attesa di capire quali saranno le reali capacità residue del fornitore qatarino nel lungo termine, la strategia è chiara: continuare a pescare sul mercato globale, sfruttando la flessibilità dei propri terminali e la solidità dei rapporti commerciali con i partner statunitensi. Se l’attuale oversupply di Gnl previsto per il 2027-2028 slitterà al 2029-2030 a causa di questa temporanea carenza dal Golfo, poco importa al consumatore di oggi; per lui, assicurano da Foro Buonaparte, la luce e il gas non si spegneranno.

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