Il cuore si ferma per 25 secondi, bimbo di 3 anni salvato al Monaldi grazie alla telemedicina
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Redazione Salute
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Una pausa cardiaca di 25 secondi, un lasso di tempo apparentemente breve ma che per il cuore di un bambino di tre anni rappresenta un'eternità, è stata intercettata e risolta grazie a un sofisticato sistema di telemedicina. Il piccolo paziente, seguito presso l'ospedale pediatrico Santobono di Napoli, era da tempo vittima di episodi di perdita di coscienza che si ripetevano senza che i medici riuscissero a trovare una spiegazione razionale e immediata.
Gli esami tradizionali, condotti dopo gli episodi sincopali, non riuscivano a registrare alcuna anomalia significativa, lasciando la famiglia e i clinici in uno stato di profonda apprensione per le sorti del bambino.
La diagnosi a distanza grazie al loop recorder
La svolta nel percorso diagnostico è arrivata grazie all'impianto di un loop recorder, un piccolo dispositivo sottocutaneo che funge da sentinella elettronica del ritmo cardiaco. Questo strumento, posizionato sotto la pelle del piccolo paziente durante un intervento eseguito al Santobono, è in grado di monitorare costantemente l'attività elettrica del cuore e di memorizzare gli eventi aritmici.
È stato proprio grazie a questo registratore impiantabile che i cardiologi sono riusciti a catturare quel fermo cardiaco di 25 secondi, un'assenza di battito che ha fatto scattare immediatamente l'allarme. Il dato, trasmesso in remoto attraverso il sistema di telemedicina ospedaliero, ha permesso ai medici di visualizzare l'aritmia in tempo reale e di compiere il passo decisivo verso la diagnosi.
Il trasferimento al Monaldi e l'intervento chirurgico
Una volta individuata la natura del problema, che si configurava come una grave forma di aritmia caratterizzata da lunghi intervalli di assistolia, è scattato il protocollo d'urgenza. Il bambino è stato immediatamente trasferito dall'ospedale pediatrico Santobono al vicino presidio ospedaliero Monaldi, centro di riferimento regionale per la cardiochirurgia. Qui l'équipe specialistica, composta da cardiochirurghi e anestesisti, ha valutato l'unica strada percorribile per scongiurare il pericolo di nuove e potenzialmente fatali pause cardiache: l'impianto di un pacemaker epicardico.
Si tratta di un dispositivo che, a differenza di quelli endovenosi utilizzati negli adulti, viene posizionato direttamente sulla superficie esterna del cuore, una soluzione tecnica particolarmente indicata per i pazienti in età pediatrica per via delle ridotte dimensioni del torace e delle caratteristiche anatomiche del piccolo.
La sinergia tra eccellenze sanitarie campane
L'intervento, che si è concluso con successo, rappresenta un esempio emblematico di come la sinergia tra strutture ospedaliere e l'utilizzo delle nuove tecnologie possano fare la differenza nella gestione delle emergenze pediatriche. Da un lato, il Santobono ha fornito la competenza diagnostica e la capacità di impiantare il dispositivo di monitoraggio; dall'altro, il Monaldi ha messo a disposizione la sua tradizione cardiochirurgica per l'impianto del pacemaker, risolvendo definitivamente il rischio aritmico che affliggeva il bambino.
La continuità assistenziale tra i due poli, entrambi pubblici e situati nel capoluogo campano, ha permesso di ridurre al minimo i tempi di attesa e di garantire al piccolo paziente un percorso terapeutico rapido ed efficace, scongiurando le conseguenze neurologiche che un'ischemia cerebrale prolungata avrebbe potuto provocare.
Un caso che apre nuove prospettive per la pediatria
Il caso clinico, per la sua rarità e complessità, ha suscitato un forte interesse nella comunità scientifica locale, perché dimostra come il monitoraggio remoto possa sopperire ai limiti della diagnostica tradizionale quando ci si trova di fronte a patologie intermittenti. La possibilità di registrare e trasmettere i dati fisiologici in tempo reale ha consentito di superare l'ostacolo rappresentato dalla fugacità degli episodi sincopali, che fino a quel momento erano rimasti inspiegati.
Per il bambino, ora in via di guarigione e sotto stretto controllo medico, l'impianto del pacemaker rappresenta una garanzia per il futuro, una sorta di scudo elettronico che lo proteggerà da quei 25 secondi di silenzio cardiaco che rischiavano di compromettere irrimediabilmente la sua salute.
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