Perquisizioni a casa dei Carc tra Napoli e Firenze: la Digos indaga per terrorismo ed eversione
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Redazione Interno
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Nel corso di un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, la Digos di Napoli ha eseguito questa mattina una serie di perquisizioni domiciliari nei confronti di sei esponenti del partito dei Carc, i Comitati di Appoggio alla Resistenza per il comunismo. Cinque di questi provvedimenti – va precisato – hanno riguardato il capoluogo campano, mentre il sesto ha interessato un residente a Firenze. Gli inquirenti, che hanno agito su delega della Procura partenopea, contestano a vario titolo l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 270-bis, ovvero la costituzione di un’associazione che si propone il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, aggravata dal fatto che tra gli indagati figura anche un minorenne.
L’inchiesta e la propaganda online
Secondo quanto emerso dal fascicolo d’indagine, la presunta attività eversiva sarebbe stata caratterizzata da una massiccia campagna di propaganda condotta attraverso i social network, dove gli indagati avrebbero esaltato l’operato delle Brigate Rosse e delle successive Nuove Brigate Rosse. Non si tratta, a ben vedere, di un semplice reato di opinione: la Procura ritiene che vi fosse un’organizzazione strutturata finalizzata al proselitismo, con contenuti che inneggiavano a figure storiche del terrorismo come Nadia Desdemona Lioce. Gli investigatori della Digos hanno quindi provveduto al sequestro di dispositivi informatici – telefoni cellulari, computer e supporti digitali – ritenuti strumentali alla diffusione di quel messaggio eversivo che mira a delegittimare le istituzioni.
Il coinvolgimento di un minorenne e la reazione del partito
Un elemento che ha ulteriormente aggravato il quadro accusatorio, agli occhi dei magistrati, è rappresentato dalla presenza di un ragazzo di diciassette anni tra i destinatari delle perquisizioni. Gli inquirenti gli riconoscono un ruolo attivo all’interno del network, tanto che la contestazione per gli indagati maggiorenni include l’aggravante di aver indotto un minore a partecipare alle attività criminose. Da parte loro, i vertici del partito dei Carc non hanno tardato a reagire, definendo l’operazione una “montatura giudiziaria” e un tentativo – a loro dire – di criminalizzare il dissenso politico attraverso i nuovi strumenti normativi, menzionando esplicitamente il cosiddetto “reato di parola”.
Le operazioni sul territorio e gli sviluppi giudiziari
Le operazioni, che hanno visto impegnata la Digos sin dalle prime ore del mattino, hanno portato al fermo temporaneo dei cinque indagati napoletani per gli interrogatori di rito presso la Questura di via Medina, dove si è radunato un piccolo gruppo di sostenitori con le bandiere rosse del movimento. Tra le persone sottoposte a perquisizione figurano almeno tre componenti della direzione nazionale del partito, il che testimonia come l’inchiesta intenda colpire i vertici dell’organizzazione. A Firenze, analogamente, gli attivisti si sono mobilitati davanti alla sede della polizia. Al termine degli accertamenti, come precisa la nota diffusa dagli stessi interessati, non è scattata alcuna misura cautelare restrittiva, sebbene le indagini – che restano nella fase preliminare – procedano serrate per verificare la consistenza del materiale sequestrato.




