La madre di Alessandro Venturelli, scomparso a Sassuolo, lo cerca a Torino: «Numerose segnalazioni»
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Redazione Interno
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Roberta Carassai, che da quasi cinque anni non smette di cercare il figlio Alessandro Venturelli, scomparso da Sassuolo all'età di 21 anni, ripete con una convinzione che il tempo non ha scalfito: «Mio figlio è vivo». Una certezza, la sua, che ora trova nuovo alimento in una serie di segnalazioni giunte da Torino, città nella quale la donna, definita da molti una “madre coraggio”, si è recata personalmente per seguire quelle che potrebbero essere le tracce tanto agognate. La sua, come lei stessa ha precisato, non è un'azione dettata dall'impulso; «ho aspettato un po’ prima di partire, ormai resto con i piedi per terra», ha spiegato, consapevole che, sebbene in buona fede, le persone possano a volte lasciarsi suggestionare.
Le segnalazioni da Torino e l'arrivo della madre
Con il cuore carico di una speranza rinnovata, Roberta Carassai è arrivata alla stazione di Porta Nuova, decisa a percorrere ogni vicolo della città piemontese da dove, nelle ultime settimane, sono pervenute diverse testimonianze. La prima risale allo scorso primo novembre, quando le fu riferito di un giovane senzatetto, il quale, chiedendo cibo e non denaro, avrebbe dichiarato di chiamarsi Alessandro e di trovarsi a Torino da circa cinque anni, un lasso di tempo che coincide perfettamente con la scomparsa del ragazzo. A questa prima segnalazione, che ha riacceso un faro su una vicenda spesso offuscata dall'oblio, ne sono seguite molte altre, amplificate dalla capillarità dei social network, i quali hanno tessuto una fitta rete di attenzione attorno al caso.
Il contesto giudiziario e la persistenza delle ricerche
Mentre l'impegno di una madre prosegue instancabile, il percorso giudiziario relativo alla scomparsa di Alessandro Venturelli si è rivelato, al contrario, costellato da battute d'arresto, con la Procura che ha proceduto all'archiviazione del fascicolo per ben tre volte. Un contrasto, questo, tra la fredda procedura burocratica e il calore di una ricerca familiare che non conosce tregua, la quale si alimenta della minima notizia, del più flebile indizio. La determinazione di Roberta Carassai, la quale afferma di voler «solo sapere che sta bene», trascende le chiusure degli atti giudiziari, puntando dritto a un obiettivo umano prima che legale: ritrovare suo figlio.
La risonanza mediatica e le nuove piste
La vicenda ha trovato ulteriore spazio in un noto programma televisivo di cronaca, che in una puntata di novembre ha dedicato un servizio al caso, accostandolo al ritrovamento di un'altra persona scomparsa. Questa esposizione nazionale, se da un lato ha riportato l'attenzione pubblica su una storia di cui si parla ormai da anni, dall'altro ha consolidato la necessità di non abbassare la guardia, dimostrando come la persistenza delle ricerche e la diffusione delle informazioni possano talvolta mantenere viva una speranza. Le segnalazioni torinesi, che la madre sta verificando con pazienza e concretezza, rappresentano l'ultimo di una lunga serie di capitoli in una storia ancora tutta da scrivere.




