Tribunale rifiuta sospensiva, Stato deve 1 miliardo a Tim
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La Corte di Appello di Roma, a cui si era rivolta la Presidenza del Consiglio chiedendo la sospensiva della restituzione a Tim di un canone di circa 1 miliardo pagato dalla società nel 1998, ha rigettato il ricorso. La decisione dei giudici arriva dopo aver letto la memoria della parte resistente Telecom Italia spa, rappresentata dagli avvocati Romano Vaccarella, Mario Siragusa e Stefano D’Ercole, e dopo aver sentito le parti all’udienza del 16 dicembre 2024. Durante l'udienza del 20 gennaio 2025, le parti sono state invitate a cercare un accordo transattivo, in cui il legale Vaccarella ha rappresentato la proposta della società: uno sconto di 150 milioni di euro con pagamento rateizzato, che però non ha avuto riscontro dalla parte ricorrente.
Il dispositivo, emesso il 20 gennaio, evidenzia che lo Stato ha la liquidità necessaria per pagare il debito. La Corte d'Appello di Roma, nella sua sentenza, ha sottolineato che la Presidenza del Consiglio non ha fornito motivazioni sufficienti per giustificare la sospensiva richiesta. Di conseguenza, Tim ha ottenuto una nuova vittoria in tribunale, con la conferma del diritto alla restituzione del canone versato nel 1998.
L'effetto immediato della sentenza si è riflesso anche in Borsa, dove il titolo del gruppo Tlc è salito fino al 2% a 0,267 euro, per poi frenare leggermente. La vicenda, che ha visto la Corte d'Appello di Roma rigettare il ricorso della Presidenza del Consiglio, rappresenta un importante sviluppo giudiziario per Tim, che ora attende il pagamento del miliardo di euro dovuto dallo Stato.




