Microsoft archivia Windows 12 e punta su “K2”: riscrivere Windows 11 da zero per ritrovare stabilità

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Pensavate fosse in arrivo il successore, quell’agognato salto generazionale capace di spazzare via i difetti cronici dell’attuale sistema? Niente di tutto ciò. Microsoft ha infatti archiviato l’idea di Windows 12, o almeno dell’evoluzione che molti immaginavano, per concentrare tutte le sue energie – e non poteva essere altrimenti, visto lo stato di salute del suo prodotto di punta – su un ambizioso progetto interno denominato “Windows K2”. Nato nella seconda metà del 2025, questo piano rappresenta molto più di un semplice aggiornamento; è la volontà, espressa chiaramente dai vertici di Redmond, di riscrivere dalle fondamenta la qualità, le prestazioni e la coerenza di un sistema operativo che, lo ammettono loro stessi, aveva perso di vista l’essenziale. L’orizzonte temporale per vedere i frutti di questa “controriforma” è tra il 2026 e il 2027, sebbene molte delle modifiche siano già visibili nelle build riservate agli addetti ai lavori (gli Insider).

Addio aggiornamenti “invasivi”: il nuovo corso di Windows Update

Primo banco di prova di questa nuova filosofia è la profonda rivoluzione che investirà Windows Update, da sempre uno degli aspetti più controversi e meno amati dagli utenti. Per anni ci siamo abituati a convivere con riavvii improvvisi nel bel mezzo di una riunione o con l’impossibilità di spegnere il computer senza prima aver installato l’ennesimo pacchetto di patch. Con K2, tutto questo cambierà radicalmente. Microsoft ha deciso di restituire il controllo agli utenti, introducendo pause più flessibili – si potrà sospendere l’installazione fino a un massimo di 35 giorni, un limite comunque aggirabile prolungando ulteriormente la sospensione – e riducendo drasticamente il numero di reboot forzati. L’obiettivo dichiarato, che rappresenta una vera e propria inversione di tendenza rispetto al passato, è garantire la continuità del lavoro, installando gli aggiornamenti in background e raggruppandoli in un unico momento prestabilito.

A beneficiare di questa maggiore elasticità sarà anche la procedura di installazione iniziale del sistema (la cosiddetta esperienza OOBE), durante la quale sarà finalmente possibile rimandare gli aggiornamenti per arrivare subito al desktop. E c’è di più: i pulsanti di spegnimento e riavvio torneranno a fare ciò che promettono, dedicando opzioni aggiuntive come “Aggiorna e spegni” a scelte secondarie e non più obbligate. Se a ciò aggiungiamo l’unificazione degli aggiornamenti di driver, firmware e framework.NET con le patch di sicurezza mensili, il risultato è sotto gli occhi di tutti: un solo riavvio al mese.

L’ombra del passato e il bersaglio chiamato SteamOS

Questa necessità di “ricostruzione” – il nome K2, come la seconda montagna più alta del mondo, suggerisce proprio l’idea di una scalata impegnativa ma necessaria – nasce dalla consapevolezza dei problemi accumulati da Windows 11. Le lamentele degli utenti, spesso ignorate, riguardavano un’eccessiva pesantezza del sistema, un’interfaccia a tratti farraginosa e un’integrazione forzata di funzionalità (specie quelle legate all’intelligenza artificiale) che gonfiavano la RAM a riposo senza portare reali benefici.

In quest’ottica, Microsoft ha alzato l’asticella della competizione, indicando un avversario preciso nel settore del gaming: SteamOS. La società di Redmond punta a ridurre l’impronta di Windows 11 per eguagliare le prestazioni fluide del sistema operativo di Valve, notoriamente più leggero e reattivo grazie al suo kernel Linux. Il piano K2 prevede quindi un alleggerimento drastico dei processi in background, l’ottimizzazione delle risorse per i computer con soli 8 GB di RAM e una cura maniacale dell’esperienza videoludica, considerata ormai prioritaria per la fidelizzazione dell’utenza.

Qualità sopra la velocità: una nuova era per gli sviluppatori

Sotto il cofano, la metamorfosi è forse ancora più radicale. Per anni i team di sviluppo hanno privilegiato la rapidità nel rilascio delle nuove funzionalità, sacrificando spesso la stabilità del codice. Con K2, questa mentalità è stata rovesciata. Microsoft ha imposto nuovi rigidi parametri di qualità: una funzionalità non potrà essere inclusa nelle build pubbliche (nemmeno in anteprima per gli Insider) fino a quando non avrà raggiunto determinati standard di affidabilità. Un cambio di passo netto, che sta già portando alla riscrittura di componenti chiave come la barra delle applicazioni e il menu Start, quest’ultimo destinato a diventare fino al 60% più veloce grazie al framework nativo WinUI 3.

E mentre il colosso americano lavora a questa mastodontica opera di restauro, la cronaca ci ricorda quanto sia urgente questo intervento. Solo nelle scorse ore, l’aggiornamento cumulativo KB5083769 ha mandato in tilt numerosi PC, causando blocchi improvvisi e malfunzionamenti al servizio di trasferimento intelligente in background (BITS). Un incidente che, sebbene spiacevole, ha fornito la prova provata di quanto sia ancora fragile l’ecosistema e di come iniziative come K2 non siano più rinviabili. Si tratta, in definitiva, di un’ammissione di colpa trasformata in un piano industriale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.