Un intero paese dà l'addio a Samuel, il ragazzo di 15 anni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Oltre un migliaio di persone, un fiume silenzioso e compatto, si è radunato giovedì nell'arcipretale di Farra di Soligo per l'ultimo, straziante saluto a Samuel Vincenzi, il quindicenne la cui vita si è spenta troppo presto dopo la tragica caduta dal ponte di Vidor, avvenuta nella tarda serata di lunedì, un evento che ha lasciato fin dall'inizio poche speranze. "Ciao Samuel", recitava, con una sobrietà che amplificava il dolore, l'epigrafe che annunciava le esequie, un semplice messaggio che racchiudeva un intero universo di affetti spezzati. La chiesa dedicata a Santo Stefano Protomartire, che già la sera precedente aveva ospitato una veglia di preghiera affollatissima, non è riuscita a contenere tutti coloro che hanno voluto stringersi attorno alla famiglia – la mamma Dania, il papà Simone, la sorella – in un abbraccio corale che ha unito, in un sentimento di perdita collettiva, l'intero paese.
Un territorio in lutto si stringe alla famiglia
La partecipazione, così massiccia e sentita, ha reso necessario un intervento organizzativo straordinario, con il sindaco Mattia Perencin che aveva disposto modifiche alla viabilità, coordinando gli sforzi della Polizia Locale, della Protezione Civile e di Esam Onlus, la quale aveva messo a disposizione un'ambulanza. Questo sforzo logistico, di per sé, racconta la portata di un evento che ha scosso le coscienze e ha mobilitato, in un'ondata di solidarietà concreta, le forze migliori di una collettività ferita. L'addio a Samuel, insomma, ha travalicato i confini del privato per diventare un momento pubblico, in cui un intero territorio ha manifestato, con la sua semplice e dolorosa presenza, la vicinanza a chi ha visto un futuro svanire in un istante.
Il ricordo e il dolore di un amico
Tra le tante voci che hanno cercato di dare un senso all'insensato, è risuonata, carica di un peso forse insopportabile, quella di un amico, il quale ha espresso il rimpianto di non essere arrivato in tempo, un sentimento che aggiunge strati di struggente amarezza a una vicenda già segnata dal destino. "Ora che sei nella luce, sii la nostra", è stata una delle invocazioni che hanno accompagnato il rito, quasi a voler trasformare un lutto immenso in una flebile, ma tenace, sorgente di speranza. Le parole, in casi del genere, servono a poco, eppure quelle scelte per Samuel hanno tentato di tracciare un ponte ideale verso una dimensione di pace, lontana dall'angoscia che ha preceduto la sua scomparsa.
Una tragedia che ha colpito nel profondo
La dinamica dell'incidente, che ha visto il giovane precipitare dal ponte nella notte, rimane avvolta in quell'oscurità che spesso accompagna simili tragedie, lasciando solo il fatto, nudo e crudo, di una vita stroncata sul più bello. Ciò che resta, dopo i fiori deposti e le preghiere sussurrate, è il vuoto incolmabile di una famiglia distrutta e di una generazione di coetanei che si confronta, forse per la prima volta, con la fragilità dell'esistenza. La storia di Samuel, al di là della cronaca, diventa così un monito silenzioso, un racconto di come la normalità possa essere lacerata in un attimo, lasciando una ferita che un intero paese, oggi, prova a medicare stando unito.




