Sondaggi elettorali, il duello tra le coalizioni e l’effetto Vannacci che cambia gli equilibri
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Redazione Interno
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Il panorama politico italiano, fotografato nelle ultime ore da diversi istituti demoscopici, mostra movimenti che, seppur contenuti nel dato percentuale, disegno scenari competitivi piuttosto chiari in vista di un possibile voto. Le rilevazioni condotte tra il 5 e il 6 marzo restituiscono l’immagine di un centrodestra stabile ma non privo di crepe, con Fratelli d’Italia che si conferma primo partito, e di un centrosinistra che, complice il recupero del Movimento 5 Stelle, riduce progressivamente il gap con la coalizione guidata da Giorgia Meloni. È un testa a testa, quello tra i due blocchi, che si gioca su decimali e che vede nelle formazioni minori, e nel partito di Roberto Vannacci in particolare, una variabile in grado di spostare gli equilibri.
Secondo i dati elaborati dall’Istituto Only Numbers di Alessandra Ghisleri per la trasmissione Porta a Porta, Fratelli d’Italia si attesterebbe al 29,3%, una percentuale che replica esattamente quella registrata nella rilevazione del 16 febbraio. Una tenuta, la sua, che non trova però riscontro nel principale partito di opposizione. Il Partito Democratico, guidato da Elly Schlein, segna un incremento dello 0,4%, raggiungendo quota 23%, mentre il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte arretra dello 0,6%, fermandosi al 10,5%. A completare il quadro delle forze in campo, Forza Italia è stabile al 9%, la Lega guadagna due decimali salendo all’8,5%, e Alleanza Verdi-Sinistra raccoglie il 6,5% con un lieve aumento. Tra i partiti più piccoli, spicca il dato di Futuro Nazionale, la formazione dell’ex generale, che cresce dello 0,2% portandosi al 2,8%.
Il sorpasso nelle intenzioni di voto e il peso di Futuro Nazionale
Un’altra fotografia, scattata dal sondaggio Emg per *Tg3 Linea Notte*, offre una chiave di lettura differente e in parte più dinamica. In questo caso, il confronto viene declinato direttamente tra le due coalizioni, escludendo però alcuni soggetti considerati "esterni" ai blocchi tradizionali. Il centrodestra, senza contare il partito di Vannacci, si attesterebbe al 45,7%; il centrosinistra, senza Azione di Carlo Calenda, sarebbe al 44,3%. La forbice, come notano gli analisti, si è ridotta: la coalizione di governo perde un decimale, mentre quella guidata da Elly Schlein ne guadagna tre. In questo scenario, Fratelli d'Italia ottiene il 27,3%, il Pd il 21,6% e il M5S il 12,1%. Significativo il dato che emerge in questa specifica rilevazione per Futuro Nazionale, che vede un lieve calo dello 0,1%, posizionandosi al 2,0%.
La tendenza che sembra accomunare i diversi istituti è però un'altra. La Supermedia YouTrend/AGI, che aggrega i principali sondaggi nazionali, evidenzia una flessione generalizzata per i partiti maggiori. Fratelli d’Italia perderebbe mezzo punto, scendendo al 28,8%, e il Partito Democratico subirebbe la stessa sorte, calando al 21,6%. In controtendenza, il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte registra un incremento dello 0,6%, arrivando al 12,4%. In questo quadro di "calo dei grandi", l’ascesa di formazioni minori come Futuro Nazionale di Vannacci (dato al 3,2% nella Supermedia) assume un rilievo strategico. Il suo bacino, stando alle analisi sui flussi, sembra erodere consensi soprattutto a Lega e Fratelli d’Italia, con un travaso che per il partito di Matteo Salvini si rivela particolarmente pesante, portandolo a toccare, in alcune rilevazioni, quota 6,5%.
La dinamica dei blocchi e lo scenario politico
A rendere il quadro ancora più frammentato e competitivo è la ricalibratura dei pesi all’interno delle coalizioni. Se si considera l’alleanza "naturale" del centrosinistra con il Movimento 5 Stelle – escluso invece dai conteggi che si basano sulle coalizioni del 2022 – il distacco dal centrodestra si assottiglia fino a diventare un ricordo. Una coalizione che includesse Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra si attesterebbe intorno al 42,3%. L’eventuale ingresso di Italia Viva in questo perimetro, con il suo 2,2%, porterebbe il cosiddetto "campo largo" al 44,5%, un dato che lo posizionerebbe a soli cinque decimi di punto dalla maggioranza guidata da Giorgia Meloni. Una partita, quella per la conquista di palazzo Chigi, che si giocherebbe dunque sul filo di lana, dove ogni singolo punto percentuale, e ogni singolo partito, diventano determinanti.
Il dettaglio delle liste minori e l’equilibrio sottile
Osservando le liste minori, si coglie la complessità del momento. Azione di Carlo Calenda, secondo i dati Only Numbers, cede mezzo punto scendendo al 3,3%, mentre nella Supermedia si attesta sulla stessa percentuale con una lieve flessione. Italia Viva oscilla tra il 2,2% e il 2,7%, mentre +Europa si mantiene su percentuali che vanno dall'1,4% all'1,6%. Noi Moderati di Maurizio Lupi, infine, si colloca tra lo 0,5% e l'1,1%. Sono percentuali che, sommate, disegnano una nebulosa di consensi in grado di determinare la maggioranza. Il dato complessivo degli astenuti e degli indecisi, che in alcune rilevazioni sfiora il 46%, aggiunge un ulteriore elemento di incertezza a uno scenario già di per sé fluido, dove la stabilità di Fratelli d’Italia non basta a garantire solidità all’intero perimetro del centrodestra, insidiato dalla crescita di Vannacci e dal recupero in termini di coalizione del centrosinistra allargato ai 5 Stelle.




