L’addio di Fognini a Roma: senza di lui il tennis italiano non sarebbe rinato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il tennis italiano vive quella che molti definiscono una nuova era, con Jannik Sinner ormai affermato tra i grandi e giovani come Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini pronti a raccoglierne l’eredità, c’è il rischio concreto di dimenticare chi, prima di loro, ha tenuto in vita un movimento che sembrava destinato all’oblio. Fabio Fognini, che giovedì 8 maggio ha giocato l’ultimo match della sua carriera agli Internazionali d’Italia, è stato per anni l’unico in grado di regalare emozioni in un deserto di risultati. Senza di lui, quel terreno fertile sul quale oggi crescono i nuovi talenti non esisterebbe.

Al Foro Italico, davanti a un pubblico che non ha lesinato applausi, il tennista ligure – che tra due settimane compirà 38 anni – ha perso in due set (6-2, 6-3) contro il britannico Jacob Fearnley, un avversario il cui nome difficilmente verrà ricordato. Ma il punteggio, in questo caso, è stato secondario. Quello che conta è il gesto con cui Fognini ha chiuso il suo “viaggio bellissimo”, come lo ha definito lui stesso, scegliendo Roma per dire addio al torneo che più di ogni altro l’ha visto protagonista. “C’è un inizio e una fine per tutto”, ha detto senza retorica, mentre Flavia Pennetta, sua moglie e ex campionessa, non riusciva a trattenere le lacrime.

Quella di Fognini è stata una carriera fatta di luci e ombre, come accade a chi possiede un talento naturale ma deve fare i conti con un carattere ribelle. Capace di imprese memorabili – come la vittoria a Monte Carlo nel 2019, quando batté Rafael Nadal in semifinale – e di uscite plateali, è stato l’antieroe perfetto in un mondo spesso troppo rigido. Eppure, proprio quella sua irriverenza ha permesso al tennis italiano di sopravvivere in anni in cui, altrimenti, sarebbe scomparso dai radar.

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