Spread Btp-Bund in rialzo a 74 punti, il decennale vola al 3,72%
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Redazione Economia
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La seduta odierna, nonostante un avvio che lasciava presagire una maggiore tenuta dei titoli di Stato italiani, si è conclusa con un allargamento del differenziale tra i nostri Btp e i corrispettivi Bund tedeschi. A fine giornata, lo spread – quell’indicatore tanto monitorato dagli analisti quanto temuto dal Tesoro – ha chiuso a 74 punti base, salendo così dai 72 punti del venerdì precedente. Un movimento, seppur contenuto nell’ordine dei due punti, che interrompe di fatto la fase di relativo ottimismo osservata nelle ultime ore della scorsa settimana, quando l’annuncio di un’apertura totale dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran aveva temporaneamente allentato le tensioni geopolitiche. Parallelamente all’incremento del differenziale, si è registrata una fiammata anche sul rendimento del nostro decennale benchmark, arrivato al 3,72% contro il 3,68% della chiusura precedente, segnale questo di una lieve ma persistente pressione sui prezzi dei nostri bond.
La tenuta relativa nonostante le tensioni in Medio Oriente
A guardare i primi minuti di contrattazioni del 20 aprile, nessuno avrebbe forse scommesso su questa chiusura in rialzo. Nelle prime ore, infatti, lo spread si era assestato su quota 75 punti base, un valore sì più alto di tre punti rispetto alla chiusura di venerdì (quando il forte ottimismo per il cessate il fuoco tra Libano e Israele aveva dominato la scena) ma comunque più basso di buona parte delle rilevazioni registrate nei giorni precedenti. Le nuove frizioni nello stretto di Hormuz, teatro di un confronto acceso tra le forze navali iraniane e quelle statunitensi, non hanno quindi innescato una fuga massiccia dai nostri titoli. Un dato, quest’ultimo, che merita attenzione: nonostante la polvere da sparo torni a sollevarsi in una delle aree più critiche per i rifornimenti energetici globali, il mercato secondario dei Btp ha retto l’urto meglio di quanto ci si sarebbe potuti attendere.
Il rendimento in salita e il confronto con le aperture recenti
Proprio il rendimento del decennale, salito al 3,73% secondo un’altra rilevazione di mercato (dopo il 3,72% del dato principale), conferma questa dinamica contraddittoria. Da un lato, c’è un rialzo indubbio che sottende una maggiore rischiosità percepita dall’investitore internazionale; dall’altro, l’entità di questo rialzo appare ancora circoscritta, quasi a voler suggerire che le tensioni in Medio Oriente, per quanto gravi, non stiano ancora traducendosi in una vera e propria crisi di fiducia verso il debito italiano. Lo spread a 75,6 punti registrato mercoledì 15 aprile, per fare un esempio concreto, si collocava su livelli molto simili a quelli attuali, a dimostrazione di una sostanziale lateralità del differenziale nelle ultime due settimane. Un andamento laterale che, va detto, resiste alle scosse telluriche provenienti dal Golfo Persico.
I numeri della seduta tra aperture e chiusure
Se si analizzano nel dettaglio le tre fonti disponibili – la prima con chiusura a 74 punti e rendimento al 3,72%, la seconda che parla di apertura a 74 punti con un decennale al 3,73%, la terza che indica un’apertura a 75 punti base – emerge un quadro di volatilità contenuta ma non trascurabile. Il dato delle 17:36 (Radiocor) certifica un closing a 74 punti, mentre l’avvio di giornata aveva fatto segnare un picco a 75. Questa lieve parabola discendente nel corso delle ore, seppur insufficiente a riportare lo spread sui livelli di venerdì (72 punti), ha quantomeno impedito un’impennata fuori controllo. I titoli di Stato, insomma, hanno fatto da contrappeso alle nuove ostilità nello stretto di Hormuz, assorbendo lo choc senza quella reazione febbrile che in passato aveva accompagnato crisi simili. Il rendimento, attestatosi stabilmente sopra la soglia del 3,70%, resta comunque l’indicatore più immediato di una prudenza che gli investitori non hanno ancora del tutto abbandonato.




