Fico governatore, la vittoria e il difficile puzzle della giunta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Come ampiamente pronosticato dai sondaggi, Roberto Fico è stato eletto presidente della Regione Campania, guidando alla vittoria la coalizione di Campo Largo, un insieme eterogeneo che racchiude Partito Democratico, A Testa Alta, Movimento 5 Stelle, la sua lista personale, Alleanza Verdi e Sinistra, Avanti, Casa Riformista e Noi di Centro-Mastella. Un risultato, questo, che – secondo quanto sottolineato in una nota da Gabriele Corona del movimento “Altra Benevento è possibile” – deve molto al Sannio e all’apporto decisivo della lista di Clemente Mastella, un tassello fondamentale per il successo dell’alleanza. Il dato complessivo dei voti raccolti dalle liste, tuttavia, si è attestato sul 61,20%, una percentuale significativamente inferiore rispetto al 68,57% ottenuto dalla coalizione vincente nel 2020, quando il Movimento 5 Stelle si presentò da solo conquistando il 9,9%, sceso ora al 9,2%; un calo non compensato appieno dai consensi della lista Fico Presidente, ispirata dal sindaco di Napoli Manfredi e composta da candidati che non provenivano dal tradizionale attivismo pentastellato.

Il dialogo ritrovato con Napoli

La nuova fase politica sembra aver aperto un capitolo di collaborazione con il capoluogo, dopo un periodo di tensioni che ha caratterizzato, quasi un lustro fa, i rapporti tra l’allora sindaco Luigi de Magistris e l’ex Governatore Vincero De Luca. In quel frangente, si diceva che l’ex Pm avesse un carattere difficile, da rivoluzionario, e Napoli – alla fine – rimase a secco di finanziamenti dall’Ente di Santa Lucia, in assenza di quel dialogo e di quella sinergia istituzionale necessari. Dopo de Magistris, la stessa sorte è toccata a Gaetano Manfredi, che da ottobre 2021 fino al 23 novembre di quest’anno ha vissuto una relazione complessa con la Regione. Ora, come emerso dal confronto tra Fico e lo stesso Manfredi, le polemiche sembrano archiviate, con un’intesa che passa dallo stadio alle regate e che promette una stagione di rinnovata intesa.

La partita delle deleghe

Il primo banco di prova per il neo-Governatore è la formazione della Giunta regionale, una fase delicatissima che assomiglia a una complessa partita a Risiko tra le forze di maggioranza. Si negoziano in queste ore le deleghe chiave, con il Partito Democratico che punta con decisione alla vicepresidenza, mentre gli altri componenti della coalizione fanno pressione per ottenere gli assessorati più rilevanti, come quelli alla Sanità e ai Trasporti, facendo leva sul proprio peso elettorale. Fico, che ha guidato la Camera dei Deputati, deve ora dimostrare di saper mantenere la barra dritta, archiviata la fase dei festeggiamenti, e di gestire con abilità le attese dei partiti che hanno sostenuto la sua corsa e che ora rivendicano le caselle di potere.

Le radici di un’ascesa

L’ascesa politica di Roberto Fico affonda le sue radici in un contesto lontano dai riflettori, allo Shekinà, un modesto centro pastorale per giovani situato nel cuore trafficato del Vomero. È lì che, quasi vent’anni fa, ho avuto modo di incontrarlo per la prima volta, in una comunione di disagi che riguardava lui – un trentenne dall’aspetto un po’ asceta, con sandali francescani, una barba da filosofo greco e una t-shirt anonima – e noi, parte di una generazione alla ricerca di un punto di riferimento. Quel giovane, che allora sembrava muoversi in una dimensione quasi fuori dal tempo, ha costruito passo dopo passo un percorso che lo ha portato a incarnare, in qualche modo, una forma di nazional-populismo meridionale, riuscendo oggi a guidare una delle regioni più complesse del paese.

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