Achille Lauro, lo show a Fontana di Trevi e l’addio a X Factor: “Adesso solo grandi canzoni”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A un anno esatto da quando aveva ripercorso l’iconica scena de “La dolce vita” – quella dell’immortale bagno notturno di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, subito dopo la vittoria sanremese di “Incoscienti giovani” – Achille Lauro è tornato a calcare l’asfalto umido di Fontana di Trevi. Lo ha fatto a mezzanotte, come un fantasma elegante vestito di bianco, davanti a circa settecento fan accorsi su suo criptico invito social per celebrare la nascita di “Comuni immortali”. Non si tratta di un album a sé, ma della ristampa – arrivata sugli scaffali e sulle piattaforme il giorno stesso dell’esibizione – del precedente “Comuni mortali”, quel disco che, nelle parole dell’artista, ha rappresentato un autentico spartiacque, riavvicinandolo a un pubblico nazionalpopolare molto più ampio rispetto a quello degli esordi “maledetti”.
La scelta di chiudere il cerchio proprio lì, sotto lo sguardo severo del titano Oceano che domina il capolavoro barocco, non è stata affatto casuale. Roma, per l’artista che si definisce l’ultimo dei romantici, resta la medicina dell’anima, il centro geometrico da cui ripartire dopo aver annunciato l’addio a “X Factor”. A distanza di un anno dall’uscita del disco originale – avvenuta esattamente nella primavera del 2025 – Lauro ha voluto restituire alla sua città un abbraccio collettivo, eseguendo dal vivo alcuni dei brani più intimi del nuovo progetto che raccoglie l’eredità del passato proiettandola verso una dimensione più matura e meno urlata. L’evento, blindato per ragioni di ordine pubblico, ha trasformato per una notte il cuore della capitale in un palcoscenico esclusivo, dove l’artista ha potuto saggiare la temperatura emotiva di un pubblico che, come raccontano i dati dei tour recenti, è ormai trasversale: ci sono i giovanissimi della prima ora e i genitori che li accompagnano, tutti uniti da un’estetica che Lauro ha ormai smesso di definire “ribelle” per chiamarla semplicemente “crescita umana”.
Il vuoto lasciato in tv e la strategia dell’assenza
Mentre l’eco delle note si spegneva tra i vicoli di Roma, nel dibattito televisivo impazzava un’altra partita: chi siederà sulla poltrona lasciata libera dall’artista nella prossima edizione di “X Factor 2026”? Se l’ufficialità dell’addio era già stata sancita da tempo, il vuoto generato dalla sua uscita di scena si rivela oggi più complesso da riempire di quanto si potesse immaginare. Lauro, infatti, non era un semplice giudice tecnico; nel corso delle due stagioni in cui ha vestito i panni del “Senatore”, era riuscito a ricoprire un ruolo specifico all’interno della macchina del talent: quello dell’elemento divisivo ma mai banale, capace di legittimare la trasgressione rendendola familiare al grande pubblico.
Tra i nomi che circolano con più insistenza per il post-Lauro spicca quello di Tananai, un profilo che con la sua carriera fatta di cadute e risalite pubbliche potrebbe ricreare quella miscela di empatia e verve polemica che mancherà al tavolo dei giudici. Tuttavia, i bookmaker e gli addetti ai lavori sanno bene che sostituire Lauro non equivale a trovare un artista di pari successo commerciale, ma piuttosto un “personaggio” in senso teatrale. Figure come Malika Ayane, Levante o lo stesso ritorno di Mika (che ha già fatto la storia del programma in passato) sono state accostate alla poltrona, ma nessuna di esse, secondo le prime analisi, sembra in grado di replicare quella specifica funzione di “attrito controllato” che l’ex concorrente di Sanremo aveva perfezionato.
Il 10 giugno all’Olimpico e il sogno americano
Mentre la macchina mediatica cerca di decifrare il futuro del talent, Lauro guarda avanti con un’agenda fittissima che lascia poco spazio alla nostalgia. Il prossimo appuntamento chiave, quello che sancirà la sua definitiva consacrazione nelle arene dello sport, è fissato per il 10 giugno allo Stadio Olimpico di Roma. In quell’occasione, Lauro salirà sul palco insieme ad Antonello Venditti, un’icona della canzone d’autore capitolina, per presentare dal vivo “Che tesoro che sei”. L’incontro tra i due, nato tra un pranzo e l’altro nella capitale, rappresenta un passaggio simbolico potentissimo: l’erede della nuova scuola romana che si fa benedire da uno dei padri fondatori, in quello stesso stadio dove Venditti ha celebrato i suoi riti laici.
L’artista ha dichiarato di voler concentrare tutte le sue energie sulla scrittura di “grandi canzoni”, lasciando definitivamente da parte la necessità di seguire le mode del mercato discografico. “Comuni immortali”, che contiene tre inediti come la title track e “La città degli angeli” (scritta a Los Angeles), è la dimostrazione di questo nuovo corso: un suono più internazionale, pensato per varcare i confini italiani. Lauro ha rivelato di star lavorando alla traduzione dei propri brani in inglese, con l’obiettivo dichiarato di agganciare i mercati di Londra e degli Stati Uniti, dove il Presidente è ormai Trump da oltre un anno, ma la cronaca musicale italiana sembra momentaneamente interessata solo a questo nuovo, ambizioso salto. Il tour, che toccherà anche San Siro il 15 giugno, ha già fatto registrare il tutto esaurito, confermando che la scelta di lasciare la tv per tornare a essere un vivo sul palco, seppure a costo di creare un “vuoto” mediatico, si sta rivelando una mossa vincente.




