Zenga: "Perdere 5-0 in finale ti segna. L’Inter era cotta, il Psg ha giocatori veri"
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Redazione Sport
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Walter Zenga, intervenendo a Tv8, non ha usato mezzi termini per commentare la débâcle dell’Inter nella finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain. "Non c’è stata partita", ha detto l’ex portiere, sottolineando come i nerazzurri siano arrivati al match "completamente cotti", incapaci di opporre resistenza a un avversario che, grazie a investimenti mirati – "oltre 200 milioni per giocatori veri" –, ha costruito una squadra di livello superiore. "Perdere una finale con cinque gol di scarto è una cosa che ti resta per tutta la vita", ha aggiunto Zenga, lasciando intendere che il risultato non sia stato solo una questione di tecnica, ma anche di approccio mentale.
Se la sconfitta ha scatenato critiche feroci, c’è chi – come Luciano Moggi – ha invece difeso l’Inter dalle polemiche più accese. In un editoriale su Libero, l’ex dirigente ha bollato come "incomprensione" le accuse rivolte alla squadra, ricordando che "a Monaco si è consumata una disfatta senza precedenti", ma che ciò non cancella il percorso compiuto in stagione. Un percorso che, tuttavia, si è concluso senza trofei: oltre alla batosta in Champions, l’Inter ha perso lo scudetto all’ultima giornata e ha visto sfumare la Coppa Italia contro il Milan. Un "triplete da zero tituli", come qualcuno l’ha già definito, che ha riacceso le tensioni tra la tifoseria e la dirigenza.
E proprio i tifosi, spesso orgogliosi della propria resilienza nelle sconfitte, stavolta si sono divisi tra chi difende il valore simbolico del "cammino" europeo e chi, invece, non accetta giustificazioni. Una spaccatura che ricorda dinamiche già viste in altre piazze, come quella romana, dove la sofferenza sportiva è stata più volte trasformata in identità collettiva. Ma se per la Roma l’esempio più doloroso rimane la finale di Coppa dei Campioni del 1984, persa ai rigori contro il Liverpool, per l’Inter il trauma è fresco e brucia: Monaco ha messo nero su bianco la distanza che separa il club milanese dalle grandi potenze del calcio continentale.




