Salute orale, non solo carie: in Italia circa 9.750 nuove diagnosi di tumori testa e collo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La ricorrenza del 20 marzo, data in cui cade la Giornata Mondiale della Salute Orale, offre lo spunto per una riflessione che va ben oltre la consuetudinaria raccomandazione di lavarsi i denti. L’attenzione dei clinici, in questa edizione del 2026, si concentra su un dato epidemiologico di rilievo: nel nostro Paese si registrano annualmente circa 9.750 nuove diagnosi di tumori del distretto testa-collo. Una cifra, questa, che contribuisce a ridefinire i confini della prevenzione odontoiatrica, spostando l’asse da un discorso meramente estetico o legato alla carie a uno ben più complesso, che abbraccia la salute sistemica dell’individuo. Il cavo orale, si sa, non è un’entità separata dal resto dell’organismo, e la sua trascuratezza può aprire la strada a patologie ben più gravi, alcune delle quali, come appunto le neoplasie di quest’area, risultano in crescita o comunque caratterizzate da un impatto clinico rilevante per la compromissione di funzioni vitali quali la respirazione, la deglutizione e la fonazione.

La prevenzione possibile e i fattori di rischio noti

A differenza di altre forme neoplastiche per le quali l’eziologia è ancora in parte oscura, per i tumori della testa e del collo la comunità scientifica ha ormai individuato con chiarezza i principali fattori di rischio. L'abuso di alcol e il fumo, sia tradizionale che attraverso le sigarette elettroniche o i dispositivi per lo svapo – spesso percepiti erroneamente come innocui – restano i nemici principali. A questi si aggiunge un cofattore virale ben preciso, l'infezione da papilloma virus umano (HPV), la cui prevenzione passa anche attraverso la vaccinazione. Conoscere questi fattori significa poter attuare una prevenzione primaria efficace, eppure, nonostante la scienza indichi la strada, i comportamenti quotidiani di molti italiani sembrano ignorare il pericolo. La fretta con cui ci si lava i denti, l'abitudine di bere un caffè zuccherato o di ricorrere allo svapo vengono classificati dagli esperti come gesti potenzialmente insidiosi, capaci di abbassare le difese del cavo orale e di creare un terreno fertile per lo sviluppo di patologie che nulla hanno a che vedere con la semplice carie.

Oltre la barriera estetica: il progetto "Un sorriso sano è una scelta"

È in questo contesto che prende il via "Un sorriso sano è una scelta", un progetto educational voluto da un comitato scientifico multidisciplinare che riunisce diverse competenze, da quelle prettamente cliniche a quelle psicologiche. L'iniziativa, presentata alla vigilia della Giornata Mondiale, punta a scardinare l'idea, ancora troppo radicata, che il ricorso al dentista sia dettato principalmente da necessità estetiche o dal sopraggiungere del dolore. Come emerge da un'indagine demoscopica recente, per molte persone, in particolare quelle con un livello di istruzione più basso, l'aspetto del sorriso è fortemente influenzato dai messaggi pubblicitari che enfatizzano benefici di autostima e accettazione sociale, tralasciando però il fondamentale aspetto della salute. La sfida, spiegano i promotori, è quella di trasformare la consapevolezza in azione quotidiana, utilizzando anche le nuove tecnologie diagnostiche – come gli scanner intraorali – per far sì che il paziente veda e comprenda lo stato di salute della propria bocca, rendendo la prevenzione un atto concreto e misurabile piuttosto che un vago proposito.

Diagnostica digitale e funzione masticatoria per la salute generale

L'odontoiatria moderna, del resto, dispone oggi di strumenti che fino a pochi anni fa erano impensabili. L'integrazione tra intelligenza artificiale e diagnostica per immagini, ad esempio, consente di affiancare il clinico nell'analisi delle radiografie e nella pianificazione dei trattamenti, migliorando la precisione e l'efficacia delle cure. Questi avanzamenti tecnologici permettono di guardare al paziente nella sua totalità, valutando come una cattiva occlusione o la perdita di elementi dentari possano influire non solo sulla masticazione ma anche sull'apparato digerente e, con l'avanzare dell'età, sulle stesse capacità cognitive. Non si tratta più, quindi, di limitarsi a "riparare" un dente cariato, ma di intercettare precocemente segnali che potrebbero essere spia di disturbi sistemici, come il diabete o le patologie cardiovascolari, o di prevenire quelle condizioni infiammatorie croniche, come la parodontite, che la ricerca scientifica ha collegato a un aumentato rischio di sviluppare patologie anche molto distanti dal cavo orale, dall'Alzheimer all'artrite reumatoide.

La sfida dei costi e l'accesso alle cure

Resta, sullo sfondo, la questione spinosa dell'accesso alle cure. In un sistema sanitario che destina alla prevenzione una fetta esigua del proprio budget – e alla salute orale una parte ancora più irrisoria – la maggior parte delle prestazioni odontoiatriche grava sulle tasche dei cittadini. Il 59,6% degli italiani dichiara di non potersi permettere le cure dentali quando necessarie, un dato che fotografa una disuguaglianza sostanziale nell'accesso alla prevenzione. La tendenza a rimandare la visita dal dentista finché non sopraggiunge il dolore, diffusa tra quasi quattro italiani su dieci, non è solo una questione culturale ma anche, e forse soprattutto, economica. Eppure, come dimostrano alcune analisi condotte da istituti di ricerca, investire in una corretta igiene orale e nella prevenzione delle malattie parodontali potrebbe tradursi in un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale nell'ordine di decine di milioni di euro l'anno, grazie alla riduzione dell'insorgenza di malattie croniche ad esse correlate. Un paradosso tutto italiano, questo, dove la scarsa attenzione per la bocca finisce per aggravarsi e per diventare, a tutti gli effetti, un problema di sanità pubblica.

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