Fakir, dai risultati dell'autopsia asfissia e cocaina come concause della morte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto il 19 luglio al Pilastro durante un'azione di contenimento della polizia, sarebbe morto per asfissia unita all'azione della cocaina assunta. È la prima indiscrezione che emerge dai risultati dell'autopsia eseguita da un pool di esperti, che domani si riuniranno con i consulenti di parte per discutere gli esiti di tutti gli accertamenti sul corpo, compresi tossicologici e istologici, prima di depositare la relazione finale in Procura. Una concausa, dunque, sarebbe all'origine del decesso.

Il quadro emerso dagli esami autoptici

L'esame, durato quasi sei ore e definito dai consulenti “molto complesso”, è stato svolto all'ospedale Maggiore dal pool di specialisti nominato dalla Procura. L'ipotesi al momento ritenuta più probabile è quella di una crisi respiratoria seguita da asfissia, con sangue nei polmoni e segni di schiacciamento degli organi respiratori. Restano da stabilire il meccanismo che l'ha provocata e il momento esatto in cui sarebbe sopravvenuta.

La Tac ossea eseguita prima dell'autopsia non aveva evidenziato fratture significative, fatta eccezione per una lieve lesione a un dito del piede, mentre sono state rilevate modeste irritazioni delle vie respiratorie compatibili con l'inalazione dello spray urticante utilizzato dagli agenti.

Il secondo cellulare consegnato in Procura

Sul fronte investigativo, dopo più di due mesi è saltato fuori il secondo telefonino con l'utenza intestata a Fakir. Quel cellulare l'aveva con sé un giovane amico della vittima: ieri pomeriggio, attorno alle 17, il ragazzo è stato accompagnato in Procura dall'avvocato Margherita Gori, collaboratrice di studio dell'avvocato Fabio Anselmo, che assiste la famiglia. Il telefonino è stato consegnato ai pm e il giovane è stato sentito come testimone per tre quarti d'ora.

Gli inquirenti sapevano da tempo dell'esistenza di una seconda utenza, utilizzata da Fakir per messaggi e chiamate, ma finora non erano riusciti a rintracciarla.

L'estensione della perizia informatica

Dopo il ritrovamento del dispositivo, la Procura estenderà la perizia informatica già disposta sul primo cellulare. L'esame, affidato all'ingegnere Giuseppe Ferraro, verrà ampliato e verranno avvisate tutte le parti interessate. Secondo quanto si apprende, il ragazzo che aveva tenuto con sé il telefono non avrebbe voluto consegnarlo prima agli inquirenti per non violare la riservatezza della vittima, ma dopo essere stato individuato dagli investigatori ha deciso di portarlo in Procura.

L'obiettivo degli accertamenti è ricostruire le ore precedenti alla morte e chiarire come mai Fakir quella mattina si trovasse in quello stato di agitazione e confusione.

Il fascicolo e le posizioni degli avvocati

La Procura indaga per omicidio colposo: il fascicolo è in mano ai pm Domenico Ambrosino, Francesca Arienti e al procuratore aggiunto Morena Plazzi. Sono sei le persone iscritte al registro delle annotazioni preliminari con il modello 45 bis, la cosiddetta norma-scudo: i due poliziotti, assistiti dall'avvocato Gabriele Bordoni, e i quattro volontari della Croce Rossa, assistiti dall'avvocato Mario Simoni. Le valutazioni delle parti restano contrastanti.

L'avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, ha parlato di un possibile “quadro asfittico da compressione”, mentre il legale dei due agenti ha sostenuto che l'esame non abbia evidenziato segni riconducibili a un uso eccessivo o violento della forza.

Il contesto e gli sviluppi giudiziari

Dagli accertamenti è emerso anche che Fakir, dopo un accesso al pronto soccorso per un episodio di autolesionismo, era stato visitato da un centro di salute mentale e aveva un nuovo appuntamento fissato per i primi giorni di agosto. La Procura ha concesso ai consulenti 90 giorni per depositare la relazione definitiva, che dovrà ricostruire cause e tempi della morte, natura delle lesioni, eventuali patologie pregresse, risultati tossicologici e adeguatezza dei soccorsi.

L'inchiesta, aperta a modello 45 bis e quindi come accertamento preliminare senza indagati, prosegue parallelamente all'analisi dei filmati acquisiti, tra cui la bodycam di uno degli agenti intervenuti.

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