Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, stasera l’apertura all’Arena di Verona: il viaggio della fiamma, il boicottaggio di alcune nazioni e la scelta dei volontari al posto dei portabandiera

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre il sipario si alza sull’Arena di Verona, trasformata per l’occasione in un palcoscenico mondiale che per la prima volta nella storia ospita una cerimonia paralimpica in un sito patrimonio dell’UNESCO, la macchina organizzativa dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026 mette a fuoco gli ultimi dettagli di una serata che si preannuncia densa di significati, spettacolo e, inevitabilmente, anche di qualche tensione politica. La direzione artistica di Alfredo Accatino, già artefice della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, ha scelto di sviluppare la narrazione attorno al concetto di "Life in Motion", un’idea che vuole celebrare il movimento come forza capace di riscrivere le regole della percezione e di abbattere barriere, culturali prima ancora che architettoniche. Sul palco dell’anfiteatro, si alterneranno artisti del calibro di Stewart Copeland, storica batteria dei Police, il producer Dardust, il trio Meduza e Mimì Caruso, vincitrice dell’ultima edizione di X Factor, in un mix di generi e linguaggi che ambisce a rappresentare la complessità di un movimento, quello paralimpico, che di complesso non ha nulla se non la straordinaria capacità di esprimere potenza e grazia.

Ciò che rende questa cerimonia diversa da tutte le altre, però, non è soltanto il cast o la location. A fare notizia, nelle ore che precedono l’accensione del braciere, è una scelta organizzativa dettata dalla logistica e dalla volontà di mettere al primo posto gli atleti: per la prima volta, nessun portabandiera sfilerà con la propria delegazione. La decisione, presa dal Comitato Paralimpico Internazionale in accordo con le varie federazioni nazionali, nasce dalla conformazione stessa dei Giochi, con le gare di sci alpino, biathlon e sci di fondo che prenderanno il via già dalla mattina di sabato 7 marzo sui pendii di Cortina e Tesero. Molte delle delegazioni, proprio per permettere ai propri campioni di prepararsi al meglio agli appuntamenti competitivi, non avrebbero potuto garantire una presenza massiccia alla sfilata. Si è così optato per una soluzione inedita: a sventolare le bandiere delle circa cinquanta nazioni partecipanti saranno i volontari, figure centrali di ogni edizione dei Giochi, che porteranno in scena i colori dei loro paesi mentre i volti degli atleti portabandiera, veri protagonisti di questa edizione, verranno proiettati sui maxischermi dell’Arena in filmati realizzati nei giorni precedenti. Tra gli italiani, non sfileranno dunque né René De Silvestro né Chiara Mazzel, entrambi impegnati il giorno dopo nelle gare di para-sci alpino, ma il loro spirito, assicurano gli organizzatori, aleggerà ugualmente tra le antiche pietre romane.

A questa particolarità squisitamente logistica, si aggiunge però una nota più cupa, che getta un’ombra sulla retorica unitaria dello sport. Il boicottaggio politico, già emerso in occasione delle Olimpiadi, si ripropone con contorni ancor più netti in sede paralimpica. La Francia, per voce del suo governo, ha fatto sapere che non invierà alcun rappresentante ufficiale alla cerimonia, esprimendo in questo modo il proprio dissenso rispetto alla riammissione degli atleti russi e bielorussi, una decisione che continua a dividere la comunità internazionale. Alla presa di posizione francese si sono allineati diversi paesi, tra cui Ucraina, Repubblica Ceca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Paesi Bassi, Croazia e Canada. Anche la Germania, stando alle ultime indiscrezioni, starebbe ancora valutando se partecipare o meno con una propria rappresentanza istituzionale. Gli Stati Uniti, invece, ci saranno con una delegazione guidata dal segretario per gli Affari dei Veterani, Douglas Collins, e dall’ambasciatore a Roma, Tilman J. Fertitta. Sarà presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, atteso in Sala Maffeiana per gli incontri di rito prima dell’inizio dello spettacolo, insieme al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a numerose altre autorità.

Prima che il sipario si alzi, però, c’è un viaggio che merita di essere raccontato. La fiamma paralimpica, simbolo di resilienza e continuità, ha attraversato l’Italia in lungo e in largo percorsi di oltre duemila chilometri, portata da cinquecentouno tedofori che ne hanno custodito il bagliore in tredici tappe diverse, partendo da Stoke Mandeville, il villaggio inglese culla del movimento paralimpico, per poi toccare Torino, Milano, Roma e scendere giù fino a Bari e Napoli, risalendo poi attraverso Bologna, Trento e Trieste. Un itinerario che ha voluto abbracciare simbolicamente l’intera penisola, unendo idealmente Nord e Sud prima della convergenza finale. È stato un bagno di folla, in molte piazze, con i Flame Festival che hanno animato i centri urbani trasformando l’attesa in festa, e con la gente che ha potuto toccare con mano la torcia Essential, leggera e realizzata con materiali riciclati, dal design minimale ma dal significato profondo. Il tre marzo, a Cortina, le cinque fiamme dei festival si sono unite in Largo Poste, dando vita a quell’unico braciere che questa sera, all’Arena di Verona, illuminerà l’inizio di dieci giorni di competizioni.

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