Scuole aperte dal 31 agosto, l’anci scrive alla Regione: i nodi di risorse e personale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’ipotesi, avanzata dalla Regione Emilia-Romagna, di aprire gli istituti primari già dal 31 agosto – quindi due settimane prima del suono della campanella previsto per metà settembre – continua a innescare un dibattito che dalle spiagge della Riviera si è ora spostato negli uffici dei palazzi comunali. Dopo le rimostranze degli operatori balneari, i quali temevano (come riportato dalle agenzie) che l’iniziativa potesse offuscare l’ultimo scorcio della stagione turistica, a sollevare polveroni è stata l’Anci Emilia-Romagna.
L’associazione, che riunisce i Comuni, ha indirizzato una lunga lettera all’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti, mettendo in fila una serie di criticità che poco hanno a che fare con la pedagogia e molto con la gestione materiale del servizio.
Il rebus organizzativo dei centri estivi e la sovrapposizione dei calendari
Tra le pieghe della corrispondenza firmata dalla coordinatrice Marwa Mahmoud emerge una preoccupazione sostanziale: la tempistica. La Regione, con la sua sperimentazione, rischia di inserirsi come un elefante in una cristalleria già ben organizzata, quella dei centri estivi finanziati dal ministero. Molti Comuni, infatti, hanno già pianificato e contrattualizzato le loro offerte ricreative fino al 15 settembre, coinvolgendo parrocchie e polisportive.
L’introduzione improvvisa di un’apertura straordinaria delle aule – che non saranno dedicate alle lezioni classiche, bensì ad attività culturali e sportive – rischierebbe di creare una duplicazione di servizi o, peggio, di sottrarre risorse a un ingranaggio che già funziona. Senza contare che alcuni presidi, di fronte a questa sovrapposizione, potrebbero persino negare la concessione dei locali.
La questione economica: chi paga e quando?
C’è poi il nodo delle risorse liquide, quello più spinoso. Il progetto, che vanta uno stanziamento di circa tre milioni di euro, prevedrebbe l’erogazione dei fondi tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Un lasso temporale che, secondo l’Anci, lascerebbe i Comuni col fiato sospeso: avrebbero poche settimane di preavviso per organizzare il personale e la logistica. Per questo, nella missiva inviata a viale Aldo Moro, si chiede che le procedure di assegnamento vengano chiuse entro giugno.
La delegata Anci ha anche sollevato un dubbio amletico riguardante la sostenibilità finanziaria per le casse degli enti locali: se i Comuni devono anticipare le spese per gli stipendi (di chi? Dei docenti? Del personale Ata?) e per le utenze, rischierebbero di rimetterci in partenza, in attesa del rimborso regionale. Un cortocircuito che molte amministrazioni, già in difficoltà con la gestione ordinaria e i bilanci delle disabilità, non possono permettersi.
La difesa dell’assessora e la paura della disparità
Isabella Conti, da parte sua, ha cercato di gettare acqua sul fuoco, annunciando «massima flessibilità» e assicurando che quelle risorse non verranno sottratte al capitolo della disabilità (una delle paure esplicitate dall’Anci ). L’assessora ha però dovuto fare i conti con un’altra critica: quella sulla disparità. La sperimentazione coinvolgerà solo 42 Comuni su 338, una scelta che rischia di creare un’Emilia-Romagna a due velocità, dove alcuni bambini potranno usufruire dei servizi anticipati e altri no.
Se l’obiettivo è venire incontro alle famiglie – e nessuno lo mette in dubbio – il metodo adottato, secondo l’associazione dei sindaci, penalizza proprio quelle realtà che magari non hanno i fondi per integrare la macchina organizzativa.
Il confronto tecnico in corso
Per sciogliere questi nodi (che vanno dall’assunzione di responsabilità dei dirigenti scolastici alla mera logistica della pulizia degli edifici) i tecnici di viale Aldo Moro hanno incontrato i rappresentanti dei Comuni coinvolti. L’incontro, fissato nella giornata di mercoledì 3 giugno, serve proprio per entrare nel merito delle osservazioni. La Regione, consapevole della portata sperimentale dell’iniziativa, si è detta pronta a rivedere i piani relativi a tempi, strutture e possibili integrazioni.
Tuttavia, la contesa rimane aperta: da un lato c’è l’esigenza di offrire un supporto concreto ai genitori che lavorano, dall’altro la necessità di non stravolgere l’ecosistema educativo e amministrativo che ogni settembre si rimette in moto.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
