L'economia italiana sotto shock per la guerra tra Israele e Iran: l'allarme di Confindustria

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non bastavano i dazi commerciali, le tensioni geopolitiche già in atto e i rincari che da mesi gravano su imprese e famiglie. Ora è l’escalation tra Israele e Iran a gettare un’ombra ulteriore sulle prospettive economiche italiane, già fragili dopo due anni di declino industriale. Sebbene il conflitto si svolga a migliaia di chilometri di distanza, i suoi effetti si fanno sentire in modo diretto, soprattutto attraverso il caro energia, che rischia di soffocare il timido segnale di ripresa registrato nel primo trimestre.

A lanciare l’allarme è il Centro studi di Confindustria, che nella congiuntura flash di giugno parla di «un altro shock» per un sistema produttivo ancora in affanno. «Lo scenario, già complesso, è aggravato dall’aumento del prezzo del petrolio», sottolineano gli analisti di viale dell’Astronomia, evidenziando come l’impennata dei costi energetici stia erodendo le attese di crescita. Gli investimenti, che avevano sorpreso positivamente all’inizio dell’anno con un +1,6%, mostrano ora segnali di debolezza: a maggio la fiducia delle imprese è aumentata di poco, restando su livelli bassi, mentre gli ordini di beni strumentali sono in calo e le prospettive di nuovi commesse peggiorano per il secondo mese consecutivo.

L’incertezza, del resto, è il vero fattore dominante. Se da un lato il conflitto in Medio Oriente spinge verso l’alto i prezzi del greggio, dall’altro pesa sulla già fragile tenuta della domanda globale, con ripercussioni immediate per un’economia come quella italiana, fortemente dipendente dalle esportazioni. Senza contare che la produzione industriale, dopo un biennio negativo, fatica a riprendersi, e l’aumento dei costi energetici rischia di frenare ulteriormente qualsiasi slancio.

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