Pensionati italiani, cambia la mappa della "fuga" fiscale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La tendenza dei pensionati italiani a trasferirsi all'estero, una realtà consolidata e per anni in costante crescita, mostra oggi segnali di un mutamento nella sua stessa natura. Sebbene il fenomeno rimanga solido, trainato dalla ricerca di condizioni economiche più vantaggiose e da un costo della vita più accessibile, gli ultimi dati disponibili indicano un calo complessivo dei flussi in uscita. Questo non significa, tuttavia, che la cosiddetta "fuga" si sia arrestata, quanto piuttosto che sta subendo una profonda riorganizzazione geografica, con alcuni Paesi che perdono appeal e altri che emergono con forza come nuove destinazioni preferenziali.
Il tramonto del mito portoghese
Per lungo tempo, il Portogallo ha rappresentato il sogno proibito per una generazione di contribuenti in pensione, i quali, attratti da un regime fiscale estremamente agevolato, vi hanno trovato un rifugio ideale. Quel periodo, però, sembra essere giunto a una svolta decisiva. A partire dal 2024, infatti, la nazione iberica ha chiuso le porte alle nuove agevolazioni per i pensionati che vi si trasferiscono, mantenendo il regime vantaggioso solo per coloro che vi risiedono già da prima del 2023. Questa svolta normativa, che ha di fatto spento il faro che per anni aveva guidato le scelte di molti, ha imposto una rielaborazione delle strategie di chi ancora intende spostare la propria residenza.
Le nuove rotte del risparmio
La Spagna, con la sua vicinanza culturale e geografica, si è posizionata saldamente in testa alla classifica delle mete più ambite, ereditando in buona parte quel ruolo di primissimo piano. Altri luoghi, fino a qualche tempo fa considerati di nicchia, registrano invece un interesse crescente. È il caso della Tunisia, dove la località di Hammamet risulta particolarmente apprezzata, tanto da essere menzionata come polo d’attrazione specifico per una certa categoria di pensionati, come ad esempio i dipendenti pubblici. Parallelamente, si osserva un consolidamento di Paesi dell’Est Europa, con la Romania che si afferma come opzione sempre più frequente, e l’ascesa di realtà come l’Albania, che propongono costi estremamente competitivi.
Un fenomeno in evoluzione
L’insieme di queste dinamiche delinea un quadro in movimento, dove le motivazioni di fondo – il fisco, il potere d’acquisto, il clima – restano le medesime, ma le risposte concrete si adattano a un contesto normativo internazionale in continua evoluzione. Si tratta, in altre parole, di un esodo che procede a un ritmo differente, più meditato forse, ma non per questo meno determinato. La mappa si ridisegna seguendo le opportunità che di volta in volta i diversi legislatori nazionali decidono di offrire, spostando masse significative di risparmi e di percorsi di vita verso lidi che, fino a ieri, non erano nemmeno contemplati.




