Goggia da Fazio: “Mi sono operata ai menischi dopo essermi bloccata... in Vaticano”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sofia Goggia, la fuoriclasse azzurra della velocità in pista, ha scelto il palco morbido di “Che tempo che fa” – il salotto domenicale di Fabio Fazio che mescola chiacchiere e approfondimenti – per rivelare un intervento chirurgico a cui nessuno avrebbe scommesso, vista la sua consueta abitudine a gareggiare persino con il dito rotto. È accaduto dopo un episodio quasi surreale, raccontato con la schiettezza che la contraddistingue: un blocco improvviso al ginocchio, un dolore acuto e inaspettato, mentre si trovava in Vaticano. Non una caduta in allenamento, non un fuoripista a 130 all’ora, ma un guasto meccanico del Corpo capitato tra le mura leonine, lì dove la dimensione spirituale sembrerebbe l’unica a muovere i passi. La Goggia, da par suo, ha trasformato l’incidente in un’occasione per tornare sotto i ferri: piccola operazione di pulizia ai menischi, nulla di paragonabile ai maxi-infortuni del passato, ma comunque un’altra cicatrice da aggiungere a un curriculum che ne è già pieno.

Il dolore come cartina tornasole e un’estate di pausa forzata

L’intervento, ha spiegato l’atleta, è stato deciso dopo aver avvertito nuovamente fastidio proprio in quel contesto insolito, prima di concedersi l’unico vero periodo di vacanza dell’anno. Una scelta quasi paradossale per chi, come lei, ha sempre considerato il riposo un lusso da rimandare. Eppure, questa volta la tavola dello sportivo si è capovolta: i ferri sono arrivati quando la neve era già lontana, e il recupero è stato seguito con la stessa meticolosità che applica alle discese. Nessuna drammatizzazione, però, perché Goggia non è mai stata incline alle lacrime facili; anzi, ha ribadito che proprio quegli stop forzati – quelli che spezzano la rincorsa a una Coppa o a una medaglia – l’hanno resa più forte, più lucida, più consapevole del tempo che scorre. E ha aggiunto, con un’incisività rara, di voler “sfruttare ancora quel momento in cui si può essere vincenti”. Un’espressione che pesa come un macigno e insieme alleggerisce, perché tradisce l’urgenza di chi sa che la carriera è un pendolo tra podi e barelle.

Tra Crans‑Montana 2027 e l’incontro con Baggio

Il futuro, per l’azzurra, guarda molto avanti. Molto più avanti di quanto si possa immaginare per un’atleta che ha già cambiato più ginocchia di quante discese abbia vinto. Sul tavolo di Fazio è spuntato un orizzonte preciso: Crans-Montana 2027, appuntamento iridato che per lei rappresenta una sorta di sfida generazionale. Non un addio, non un ultimo ballo, ma una tappa – forse la più ambita – di un percorso che negli ultimi anni ha visto più ripartenze che arrivi. Durante la chiacchierata, è emerso anche l’incontro con Roberto Baggio, un passaggio che ha scaldato il racconto senza però sconfinare nell’aneddoto stucchevole. Due fuoriclasse che hanno fatto del dolore una compagna di viaggio, due caratteri schivi che in discesa (lui in azione, lei sulla neve) hanno sempre cercato la bellezza nell’istante prima dell’impatto. Goggia non si è dilungata, ma quel nome ha evocato una fratellanza sottotraccia, quella di chi ha imparato a convivere con il rimpianto di non essersi mai risparmiato.

La serata di Fazio, tra donne d’acciaio e confessioni senza retorica

La puntata del 10 maggio, va detto, è scivolata su un’anima marcatamente femminile. Accanto a Sofia Goggia, ecco Federica Pellegrini – l’altra “signora dell’acqua” olimpica – a formare un dittico di atlete che hanno smesso di contare i sacrifici. Poi Orietta Berti e i suoi battibecchi coniugali, persino un riferimento al lardo afrodisiaco che ha strappato più di un sorriso, e la letterina di Luciana Littizzetto alle mamme. Sullo sfondo, la voce di Giorgia che festeggia trent’anni di carriera e Mara Maionchi che liquida mezzo secolo di matrimonio con un cinismo quasi terapeutico. In questo caleidoscopio, Goggia è stata la scheggia più dura: nessuna commozione, nessuna dedica strappalacrime, solo la lucidità di chi sa che il prossimo intervento potrebbe essere l’ultimo o il penultimo, e che comunque ne vale la pena. Ha parlato di “pulizia” del menisco come si parla di una messa a punto del motore prima di un lungo viaggio. Senza enfasi, senza la retorica dell’eroina ferita.

Inchieste, cronaca nera e sviluppi giudiziari: l’altro volto della domenica

Non c’è solo sport, però, nelle pieghe della trasmissione. La stessa serata ha ospitato volti del giornalismo d’inchiesta, accennando a fatti di cronaca nera trattati con il consueto garbo di chi evita il dettaglio esplicito ma non rinuncia alla sostanza. Si è parlato di sviluppi giudiziari ancora aperti, di indagini che procedono in silenzio, di quella zona grigia dove la verità processuale fatica a incontrare quella dei fatti. Nomi e ruoli specifici non sono trapelati nel racconto pubblico – e neppure qui si possono inferire – ma l’atmosfera era quella di chi sa che la giustizia ha i suoi tempi, spesso inadeguati all’urgenza morale. La regia di Fazio, in questo, ha saputo tenere insieme registri distanti: la leggerezza della musica, il peso delle inchieste, la forza silenziosa di un’atleta che si opera dopo essersi bloccata in Vaticano. Una domenica, insomma, in cui il dolore è stato declinato al femminile, tra un menisco riparato e un’indagine che aspetta risposte.

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