Inflazione e consumi, la Sardegna tra le più colpite
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Redazione Economia
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L'aumento dell'inflazione, che nel 2023 ha raggiunto una media del 6,1%, ha eroso il potere d'acquisto delle famiglie italiane, costringendole a tagliare anche su beni essenziali. In particolare, il settore alimentare ha visto una crescita dei costi del 7,9%, ma in termini reali la spesa per cibi e bevande è diminuita del 2,9%. Giorgio Vargiu, presidente di Adiconsum Sardegna, sottolinea come questa dinamica abbia portato molte famiglie a ridurre la qualità dei propri acquisti, orientandosi verso il risparmio.
Il Trentino, con un'inflazione media del 5%, è la seconda provincia più cara d'Italia, subito dopo Bolzano. Nel 2023, la spesa per consumi delle famiglie trentine è calata dell'1,3% rispetto al 2022, attestandosi a 3.229,17 euro mensili, pari a 38.750 euro annui. Questo calo è ancora più accentuato in termini reali, con una riduzione di oltre il 6%. Bolzano, con una spesa media di 3.737,26 euro, rimane la provincia più cara, seguita dalla Lombardia con 3.189 euro.
Secondo i dati pubblicati da Istat, la spesa media mensile per consumi delle famiglie italiane è salita a 2.738 euro nel 2023, con un incremento del 4,3% rispetto all'anno precedente. Tuttavia, questo aumento si riduce dell'1,5% in termini reali a causa dell'inflazione, il che significa che, nonostante l'aumento delle spese, il potere d'acquisto e il tenore di vita delle famiglie non sono migliorati. Al Sud, nonostante l'aumento dei prezzi, le famiglie non rinunciano alla spesa per cibo e bevande.
In diverse regioni, le famiglie sono costrette a stringere la cinghia per arrivare a fine mese, sacrificando carne, pesce e frutta, e orientandosi sempre più verso i discount




