Meloni all'ONU: tra la linea di Mattarella e l'eco di Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel suo intervento di sedici minuti all'assemblea generale delle Nazioni Unite, un tempo contenuto e collocato in una fascia oraria poco affollata, Giorgia Meloni ha costruito un discorso la cui architettura, a cominciare dall'ordine con cui ha affrontato i teatri di guerra, non è passata inosservata. La premier, rispettando una precisa cronologia degli eventi che ricorda da vicino l’impostazione data dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in più occasioni, ha assegnato la priorità al conflitto in Ucraina, per poi affrontare la questione di Gaza, scaturita dal pogrom del 7 ottobre compiuto da Hamas. Una scelta formale, questa, che delinea una gerarchia di importanza e allinea, almeno sul piano della retorica ufficiale, l’esecutivo al Quirinale.

Un contenuto che riecheggia Trump

Il contenuto del discorso, tuttavia, ha travalicato questi canoni per abbracciare toni e temi che riecheggiano potentemente il linguaggio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’attacco frontale alla «burocrazia» dell’organismo internazionale, le denunce sulle persecuzioni dei cristiani e sulle «migrazioni di massa», la dichiarazione di guerra alle «magistrature politicizzate» e all’«ecologismo insostenibile» hanno costituito il corpo di un intervento marcatamente ideologico. L’unica nota di cautela, seppur netta, è risuonata riguardo alla condotta israeliana, con l’ammissione che Tel Aviv avrebbe «superato il limite», un giudizio che non ha però offuscato la sostanza del sostegno.

I dossier caldi in attesa

Sullo sfondo di questa performance pubblica, i dossier caldi richiedevano un’attenzione immediata e operativa. L’atterraggio a Roma della premier è stato seguito da un incontro a Palazzo Chigi con il ministro della Difesa, per valutare la delicatissima situazione creatasi dopo l'attacco agli attivisti della Flotilla e il conseguente fallimento della proposta di mediazione italiana. A ciò si è aggiunta la costante preoccupazione per la guerra in Ucraina, il cui potenziale di escalation è considerato altissimo, come dimostrano i recenti sconfinamenti nei cieli della Nato e l’esplicito avvertimento di Mosca che ha parlato di un possibile conflitto generale in caso di abbattimento di un proprio velivolo. Questioni complesse, che la gestione governativa prova a contenere tra diplomazia e fermezza.

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