Venus Williams vince a 45 anni e scrive un altro capitolo della sua leggenda
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Redazione Sport
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"Mi piace ancora vincere. Ma quando è finita, è finita". Così diceva Venus Williams nel 2020, quando già si parlava del suo possibile ritiro. Eppure, cinque anni dopo, a 45 anni compiuti, la tennista statunitense ha dimostrato ancora una volta che il suo nome non è scritto a caso tra quelli dei più grandi di sempre. Nella notte italiana, al torneo Wta 500 di Washington, ha sconfitto in due set (6-3, 6-4) Peyton Stearns, numero 35 del ranking mondiale e avversaria di ventidue anni più giovane. Un risultato che la rende la seconda tennista più anziana della storia a vincere un match nel circuito principale, dopo Martina Navratilova, che ci riuscì a 47 anni nel 2004.
Sedici mesi erano passati dall’ultima apparizione in singolare, quando a febbraio 2023 aveva perso contro la russa Diana Shnaider. Ma Venus, che insieme alla sorella Serena ha rivoluzionato il tennis femminile, non ha perso quell’istinto competitivo che l’ha resa un’icona. "Non devo dimostrare niente a nessuno", ha detto dopo il match, rispondendo a chi, con una certa sufficienza, aveva ironizzato sul suo ritorno. C’era chi aveva persino ipotizzato che la sua ricomparsa fosse dettata da motivi pratici, come la copertura sanitaria. E invece, ancora una volta, ha chiuso la bocca a tutti.
Quella di Washington non è stata solo una vittoria simbolica. Contro Stearns, giocatrice solida e in crescita, Venus ha mostrato una precisione e un’esperienza che pochi, alla sua età, potrebbero mantenere. Il servizio potente, il gioco d’attacco, la capacità di leggere il punto: elementi che, seppur affinati in decenni di carriera, continuano a fare la differenza. Certo, il fisico non è più quello di vent’anni fa, e gli infortuni – come quello al ginocchio che l’ha tenuta lontana dai campi – pesano. Ma la sua classe, quella no, non è andata da nessuna parte.
Quella di ieri non è solo una vittoria per lei, ma per tutto lo sport. Perché Venus Williams, che ha vinto sette titoli del Grande Slam in singolare e quattordici in doppio (quasi sempre al fianco di Serena), rappresenta un modello di longevità atletica e determinazione. Senza bisogno di proclami, senza inseguire i riflettori, ha fatto quello che sa fare meglio: giocare a tennis. E vincere.




