La Pagani Zonda e l’arte di non morire mai, tra one-off e il lago di Como

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Che il primo amore non si scordi mai, lo si dà per scontato. Ma per Horacio Pagani – e per la sua creatura di San Cesario sul Panaro – la Zonda non è semplicemente un’automobile da rimpiangere: è piuttosto il fondamento stesso di un’epopea artigianale che, contro ogni logica industriale, continua a riscrivere le proprie regole. Ufficialmente messa a riposo nel 2017 per lasciare il posto alla Huayra, la supercar che ha dato vita al sogno della Motor Valley non ha mai davvero abbassato il motore. Nei capannoni modenesi, infatti, non hanno mai smesso di lavorarci: tra programmi di restauro certosino e one-off commissionate dai clienti più fedeli, la Zonda è diventata un caso quasi unico nel panorama delle hypercar termiche, dove il confine tra modello storico e creatura contemporanea si fa volutamente sfumato.

Due Zonda, due anime diverse, sullo stesso palco sul Lago di Como

È proprio questa doppia anima – quella del culto della purezza originale e quella della personalizzazione estrema – a fare da filo conduttore per la partecipazione di Pagani al **Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2026**. L’evento, che torna dal 15 al 17 maggio sul celebre lungolago tra il Grand Hotel Villa d’Este e Villa Erba, vedrà sfilare due esemplari simbolo: da una parte una Zonda C12 S completamente originale, testimone silenziosa della genesi del marchio; dall’altra una Zonda Cervino, frutto dei programmi su misura che la casa riserva ai propri collezionisti. Due vetture che, pur condividendo lo stesso DNA, raccontano strategie conservative opposte: la prima è un documento storico da preservare intatto, l’altra un’opera aperta a interventi quasi totalizzanti.

L’ombra lunga delle aste, tra Ferrari da collezione e la Daytona SP3

Se la passerella a cielo aperto è il cuore pulsante dell’evento, il denaro non è mai lontano. La casa d’aste **Broad Arrow, driven by Hagerty**, sarà per il secondo anno consecutivo partner ufficiale della kermesse comasca, portando con sé un catalogo di oltre 75 vetture da collezione. Tra queste spiccano venti Ferrari di epoche diverse – con tutti gli occhi puntati sulla Daytona SP3 – affiancate da una selezione di memorabilia di lusso. Le aste si terranno il 16 e 17 maggio, in un contesto dove il valore storico e quello speculativo si alimentano a vicenda, e dove la Zonda – sebbene non all’incanto – fa da contraltare ideale per una riflessione: cosa rende un’auto davvero immortale?

La rinascita continua, anche quando il modello è “fuori produzione”

L’aneddoto, per chi segue il settore, è ormai celebre: la Zonda avrebbe dovuto salutare le scene quasi un decennio fa, e invece continua a rinascere. A San Cesario non si limitano a rimettersi a nuovo i modelli dei clienti: li reinterpretano, li aggiornano, ne curano ogni dettaglio come se fosse il primo esemplare uscito dalla linea. Nessuna dichiarazione ufficiale, nessun revival nostalgico. Solo fatti: la Zonda C12 S e la Cervino saranno entrambe sul prato di Villa d’Este a maggio, a dimostrare che un’invenzione non smette mai davvero di essere tale finché qualcuno continua a crederci – e a pagare per averne una versione diversa da tutte le altre.

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