L’Inter e il sospetto che il caso Bastoni abbia condizionato gli arbitri
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Redazione Sport
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Il fischio finale di Inter-Atalanta, sabato scorso a San Siro, non ha spento la rabbia che cova sotto la cenere in casa nerazzurra. Anzi, a distanza di ore, il malumore per la direzione di gara di Gianluca Manganiello – e per le mancate chiamate del VAR – non solo non si è attenuato, ma si è trasformato in una convinzione ben precisa e, per certi versi, più preoccupante di un semplice errore umano. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, il club di viale della Liberazione avrebbe maturato la certezza che le decisioni arbitrali, o meglio i mancati fischi, degli ultimi tempi siano il frutto di un clima avvelenato creatosi attorno alla squadra. Un’ombra che si allunga e che avrebbe un nome e un cognome: quelli di Alessandro Bastoni e Pierre Kalulu. La simulazione del difensore nerazzurro nel derby d’Italia contro la Juventus, costata l’espulsione al terzino bianconero e scatenata da un contatto inesistente, avrebbe innescato una reazione a catena che ora, secondo il club, si sta riversando sui nerazzurri sotto forma di penalty negati e falli non visti.
La partita contro l’Atalanta, in questo senso, rappresenterebbe la prova provata di questa deriva. Il tecnico Cristian Chivu, espulso per le vibranti proteste dopo il gol del pareggio ospite, non è stato l’unico a perdere la calma. Il silenzio stampa decretato dalla dirigenza al termine del match, come spiegato dallo stesso club, non è stato solo un modo per sottolineare il forte disappunto e per evitare dichiarazioni pesanti che sarebbero costate care a livello disciplinare, ma anche una strategia per non aggiungere ulteriori alibi a una squadra già alle prese con il primo momento di flessione della stagione. Una scelta, quella di non parlare ai microfoni, che però non ha impedito a Beppe Marotta e ai suoi di confrontarsi in maniera decisa, seppur garbata, con il direttore di gara e i suoi assistenti nel tunnel di San Siro, prima di far ritorno negli spogliatoi.
Al centro delle proteste, ovviamente, ci sono gli episodi. Due, in particolare, quelli che scottano di più. Il primo è l’azione che ha portato al gol dell’1-1 di Nikola Krstovic: nell’intervallo tra il cross e la deviazione vincente, c’è un contatto tra Kamaldeen Sulemana e Denzel Dumfries. L’esterno olandese, in posizione favorevole, viene toccato e perde il tempo per intervenire sul pallone. Per l’ex arbitro Luca Marelli, interpellato da Dazn, la scelta di Manganiello di lasciar correre è corretta: il contatto sarebbe troppo leggero per fischiare un fallo. Di parere diametralmente opposto Graziano Cesari, altro ex fischietto, che sul programma ‘Pressing’ ha parlato chiaro: “Non esiste un regolamento che dica ‘spinta leggera’, esiste solo la parola ‘spinta’. Quello è fallo”, ha detto, citando tra l’altro un episodio analogo in Lazio-Milan per sottolineare l’incoerenza di certe valutazioni.
Il secondo episodio, quello che ha fatto letteralmente infuriare l’ambiente interista, è il contatto tra Giorgio Scalvini e Davide Frattesi in area di rigore, con il centrocampista nerazzurro che viene colpito sulla suola dal difensore bergamasco in ritardo. “Mi hai colpito, Scalvo, mi hai colpito”, gli ha detto Frattesi, rimasto a terra, mentre il compagno di nazionale gli si avvicinava. Una frase emersa dal bordocampo di Dazn e che certifica la convinzione del giocatore di essere stato steso. In questo caso, anche per Marelli il contatto c’è, sebbene lo definisca “molto leggero”. Per Cesari, invece, non ci sono scusanti: quattro diversi angoli di ripresa mostrano che si tratta di un rigore netto, e l’errore più grave sarebbe stato del VAR Matteo Gariglio e del suo assistente Daniele Chiffi, che non hanno invitato Manganiello al monitor.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, tuttavia, è un terzo episodio: sempre nell’area dell’Atalanta, pochi istanti dopo, c’è un altro scontro tra Ederson e Dumfries. Secondo la ricostruzione del club, anche quello sarebbe stato un penalty, ignorato dall’arbitro e non revisionato al VAR. Ma la vera domanda che circola in queste ore tra i dirigenti interisti è un’altra: tutto questo accadrebbe se non ci fosse stato il caso Bastoni? Il sospetto, o meglio la paura, è che il polverone mediatico sollevato dopo la partita con la Juventus – con le polemiche sulla simulazione del difensore e la conseguente espulsione di Kalulu – abbia creato un inconscio pregiudizio negli arbitri, portandoli a non fischiare più a favore dell’Inter per timore di essere accusati di parzialità o, al contrario, per compensare lo scandalo precedente. Una tesi, questa, che sembra trovare riscontro nel fatto che lo stesso Manganiello, nonostante la promozione a caldo da parte del vice di Rocchi, Andrea Gervasoni, verrà fermato fino ad aprile, con ogni probabilità senza più dirigere in questo campionato almeno fino alla sosta per le nazionali.
Le designazioni e il nodo delle decisioni tecniche
A complicare ulteriormente il quadro, rendendolo quasi kafkiano per la capolista, ci si mettono le valutazioni tecniche degli addetti ai lavori. Mentre Marelli, pur con qualche distinguo, assolve Manganiello, la stragrande maggioranza degli opinionisti e degli ex arbitri punta il dito contro la sala VAR. Riccardo Trevisani, giornalista, è stato durissimo: “Hanno assegnato cento rigori identici a questo: non assegnarlo è impossibile! È una cosa che non si è mai vista”. E Mark Iuliano, ex difensore della Juventus, paragonando il caso alla sua famosa trattenuta su Ronaldo del ‘98, ha ipotizzato che la reazione di Bastoni dopo la simulazione – andare a esultare dopo aver ingannato l’arbitro – abbia superato ogni limite, scatenando un’indignazione tale da influenzare l’operato della classe arbitrale. Al momento, l’unico a mantenere un profilo basso è l’allenatore dell’Atalanta, Palladino, che si è trincerato dietro un classico: “Gli episodi? Non li ho visti”.




