Leone XIV ribadisce a Dottrina della Fede il primato di giustizia e verità nel trattare i delitti riservati
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Redazione Esteri
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Nel corso dell’udienza concessa alla sessione plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede, Leone XIV ha posto l’accento, con parole chiare e prive di ambiguità, sulla delicatezza di un ministero che impone, quale requisito fondante, il rispetto scrupoloso delle esigenze di giustizia, di verità e di carità. Il Pontefice, ricevendo in Sala Clementina i membri e gli officiali guidati dal cardinale Victor Manuel Fernández, ha infatti voluto ringraziarli per un servizio definito, non a caso, “prezioso” in due distinti passaggi del suo intervento, sottolineandone il valore per l’intera Chiesa. Un ringraziamento che si è focalizzato in modo particolare sull’attività di accoglienza e di accompagnamento riservata ai vescovi e ai superiori generali, i quali si trovano a dover affrontare, con il sostegno del dicastero, i casi di quei delitti che sono riservati alla sua competenza, tra i quali rientrano, in maniera preminente, quelli legati agli abusi.
Un ambito di ministero che esige cura e giudizio
Proprio in questo settore, ha osservato Leone XIV, si richiede una “cura” straordinaria e un equilibrio difficile, che sappia coniugare la necessaria benevolenza con l’imperativo del giudizio, in un quadro di riferimento che non può prescindere da una rigorosa attenzione per le vittime e per la correttezza procedurale. Il lavoro del dicastero, del resto, non si esaurisce in questa funzione, sebbene di cruciale importanza, ma si estende anche all’ufficio di offrire chiarimenti dottrinali, attraverso indicazioni di natura pastorale e teologica su questioni che si presentano sovente come spinose e complesse, richiedendo una guida sicura e fedele al deposito della fede. Un compito, questo, che il Papa ha esortato a svolgere senza cedimenti a protagonismi o a particolarismi, ma con lo sguardo fisso all’annuncio di Cristo.
La difesa della dignità umana minacciata dalle guerre e dall'economia
Nel suo discorso, Leone XIV ha inoltre toccato un altro tema cardine, legando il lavoro dottrinale alla difesa concreta della persona, e richiamando esplicitamente il documento ‘Dignitas infinita’ pubblicato nel 2024. Il Pontefice ha infatti denunciato come l’infinita dignità di ogni essere umano sia oggi “gravemente messa in pericolo”, indicando, tra le cause principali di questa offesa, le guerre in corso e un sistema economico che antepone il profitto a ogni altro valore. Una constatazione amara, la sua, che colloca la riflessione teologica nel vivo delle ferite del mondo contemporaneo, chiamando il dicastero a una vigilanza costante anche su questo fronte.
Il percorso giudiziario come via per la chiarezza
Sebbene l’udienza avesse un carattere prevalentemente interno, le parole del Papa non possono non riverberarsi sull’intero approccio della Chiesa alla trattazione dei casi più gravi, di cui la cronaca nera – con le sue tragiche storie spesso sfociate in lunghe inchieste – ha purtroppo dato conto in anni recenti. L’insistenza sulla triade giustizia-verità-carità delinea, infatti, un percorso che deve trovare nelle aule dei tribunali ecclesiastici, e in quelle civili laddove competenti, il suo naturale e doveroso compimento, affinché i fatti siano accertati con ogni mezzo e le responsabilità siano individuate senza ombre. È in questo processo, condotto con trasparenza e determinazione, che si misura la credibilità dell’impegno annunciato, lontano da qualsiasi forma di ambiguità o di chiusura.




