I pm e il caso Ranucci, così l'inchiesta ha puntato sul movente personale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo l'esplosione di Pomezia, il 16 ottobre 2025, gli investigatori hanno studiato gli archivi di Report. La varietà e molteplicità delle minacce ricevute da Sigfrido Ranucci nella sua vita professionale — tutte verbalizzate — avevano moltiplicato gli spunti investigativi. Ma nulla è accaduto. Nulla è emerso dalle decine di persone sentite, finendo per accreditare la pista del movente personale.

Di fronte al pm Carlo Villani si sono accomodati generali e manager, consulenti e informatori, giornalisti e professionisti, senza che alcuno di loro fornisse elementi utili a deviare il corso delle indagini.

Bomba, mandanti, movente. Cosa si sa del caso Ranucci

Sarebbero stati reclutati nella malavita del napoletano dall'ex faccendiere Valter Lavitola e dal suo socio-factotum Gomes Clesio Tavares i bombaroli che il 16 ottobre 2025 hanno distrutto le auto all'ingresso della casa di Pomezia del conduttore di Report. Stesso giorno in cui otto anni prima veniva uccisa con un'autobomba, a Malta, la giornalista Daphne Caruana Galizia.

Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm della Dda Edoardo De Santis, l'azione dinamitarda sarebbe stata commissionata da Lavitola, che avrebbe incaricato Tavares di individuare soggetti capaci di procurarsi dell'esplosivo e di farlo detonare davanti all'abitazione del giornalista.

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Prima di identificare Valter Lavitola come presunto mandante dell'attentato, ipotizzando che il movente fosse "personale" e legato alla cerchia più vicina al giornalista, la Dda di Roma e i carabinieri del nucleo Investigativo hanno battuto tutte le piste: studiato le puntate di Report, intercettato i boss della camorra, disposto l'ascolto delle conversazioni di uomini appartenuti all'intelligence, sentito a sommarie informazioni, oltre alla vittima, anche gli autori dei servizi e degli scoop.

La figura di Tavares, cittadino camerunense di 47 anni che lavora come factotum al ristorante di Lavitola, è emersa come l'anello di congiunzione tra il presunto mandante e la banda campana. Nelle intercettazioni, la compagna di Tavares, preoccupata per la sua prolungata assenza in Camerun, chiede al compagno: "Allora fammi capire, sarà sempre così? Devo parlare con lui? Che devo fare?". E ancora: "Io voglio fare una telefonata a Valter".

Attentato a Ranucci, si scava anche nei conti di Lavitola

Si vuol capire come abbia finanziato, ristorante a parte, il business legato ai carbon credit in Africa insieme al socio Tavares. Si seguono insomma anche i soldi per chiarire il movente di Lavitola, sospettato di essere il mandante dell'attentato. Gli investigatori stanno analizzando il materiale informatico sequestrato durante la perquisizione domiciliare, alla ricerca di elementi utili a ricostruire i rapporti tra i protagonisti della vicenda e le comunicazioni precedenti all'esplosione.

Lavitola, che si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio, respinge ogni accusa sostenendo che il rapporto di amicizia con Ranucci sarebbe incompatibile con l'ipotesi investigativa che lo individua come mandante. Ranucci, dal canto suo, si è detto "sconcertato" dalla notizia, definendo Lavitola "un amico" e dichiarando di sentirlo spesso con messaggi e telefonate frequenti.

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