Inflazione ad aprile al 2%, spinta da alimentari e trasporti: i dati Istat
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Redazione Economia
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L’inflazione, dopo una lieve flessione nei mesi precedenti, ha ripreso a salire ad aprile, toccando il 2% su base annua, secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat. Un incremento di 0,2 punti percentuali rispetto a marzo, quando si era attestata all’1,9%, trainato soprattutto dai rincari su beni alimentari e servizi legati ai trasporti, che hanno esercitato una pressione crescente sul potere d’acquisto delle famiglie.
A pesare maggiormente sono stati i prezzi dei prodotti alimentari, saliti del 3,0% rispetto al 2,4% del mese precedente, con aumenti particolarmente marcati per carne, burro e cacao, diventati ormai voci fisse di un carrello della spesa sempre più caro. Se a marzo la crescita era stata del 2,1%, ad aprile l’indice dei beni di largo consumo ha raggiunto il +2,6%, confermando una tendenza che, nonostante le rassicurazioni delle istituzioni, continua a incidere sui bilanci domestici.
Non meno significativo l’impatto dei trasporti, il cui costo è schizzato dal +1,6% di marzo al +4,4%, un balzo che gli analisti attribuiscono in parte a fattori stagionali, ma che riflette anche la volatilità di un settore spesso esposto a dinamiche speculative. Ancora più netto l’aumento degli energetici regolamentati, passati da un +27,2% a un +32,9%, sebbene si tratti di una categoria il cui peso sull’inflazione complessiva rimane limitato.
Il governo, pur evidenziando con soddisfazione la crescita del Pil dello 0,3%, ha evitato di commentare nel dettaglio i nuovi dati Istat, che pure confermano come l’inflazione, sebbene lontana dai picchi del 2022, non abbia ancora smesso di erodere il reddito disponibile. Assoutenti, dal canto suo, ha parlato senza mezzi termini di "una stangata per le famiglie", sottolineando come l’accumularsi di rincari su beni essenziali rischi di aggravare le disuguaglianze sociali.




