Mfe e Prosiebensat: la strategia a scacchi di Pier Silvio Berlusconi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lucida, paziente, determinata. È così che Mfe-MediaForEurope ha condotto la sua partita su Prosiebensat, muovendosi con la precisione di un giocatore di scacchi che sa attendere il momento giusto per chiudere la partita. Quella che era iniziata nel maggio 2019, con un ingresso nel capitale del gruppo tedesco al 9,6%, tra polemiche strumentali e resistenze politiche, ha trovato il suo sviluppo decisivo il 26 marzo, quando è stata annunciata un’opa sul restante pacchetto azionario. Un passo inevitabile, considerando che nel frattempo Mfe è riuscita a portare la propria quota al 29,99%, superando anche la soglia del 30% dei diritti di voto.

Se nel 1996 Massimo D’Alema, allora leader del Pds, si recava a Cologno Monzese per ribadire che "combattere Berlusconi non significa danneggiare le sue imprese", oggi quel timore appare lontano. Mediaset, ora Mfe, non è più percepita come un bersaglio politico, ma come un attore globale capace di espandersi oltreconfine. E l’operazione su Prosiebensat ne è la prova.

Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato del gruppo, ha definito l’opa "un piccolo passo per un grande futuro", rivolgendosi a investitori e pubblicitari con la sicurezza di chi sa di aver giocato bene le proprie carte. Ma la mossa non è priva di rischi. Prosiebensat, infatti, ha perso circa il 60% del suo valore da quando Mfe è entrata nel suo capitale, un crollo che riflette una gestione discutibile e una diversificazione fallimentare in settori come l’e-commerce e i siti di incontri. Lo stesso titolo Mfe, pur risentendo della concorrenza dello streaming, ha tenuto meglio in Borsa, dimostrando una maggiore resilienza strategica.

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