Bonacina, il gip parla di “clima di terrore”. Indagato anche il dt Fuchsova

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A scandire i tempi di questa vicenda giudiziaria, che ha scosso profondamente l’ambiente paralimpico, non è solo la custodia cautelare disposta per l’arciere Matteo Bonacina – finito ai domiciliari per violenza sessuale aggravata e stalking – ma l’intero ecosistema di complicità e silenzi che, secondo gli inquirenti, avrebbe permesso a quelle presunte condotte di radicarsi per oltre un decennio.

L’ordinanza firmata dal gip di Roma, consultata dagli investigatori della Postale, dipinge un quadro ben più ampio della mera azione individuale del campione mondiale in carica, arrivato a un soffio dal podio alle ultime Paralimpiadi di Parigi.

È l’ombra lunga del direttore tecnico, Guglielmo Donato Fuchsova, a proiettarsi ora sulle pagine del fascicolo, un’ombra che il giudice descrive come “grave comportamento omissivo e di conseguenza permissivo”. rainews +3

“Se lui fa punti, tolleriamo”: la frase che inchioda il dirigente

Nel ricostruire le dinamiche interne alla Nazionale, il gip ha messo nero su bianco un passaggio agghiacciante che restituisce la priorità assoluta del risultato sportivo a scapito dell’incolumità fisica e psicologica delle atlete.

Fuchsova, che al momento risulta indagato per stalking aggravato – sebbene la richiesta di misura cautelare a suo carico non sia stata accolta – avrebbe legittimato la deriva predatoria di Bonacina con una sorta di ragionieristica tolleranza del male.

“Se lui fa punti, tolleriamo”, sarebbe stata la risposta del tecnico di fronte alle rimostranze per i continui abusi.

Un’affermazione che, per chi indaga, non rappresenta solo un cinico calcolo di convenienza, ma la chiave di volta di un sistema che ha messo a tacere le vittime, minacciandole apertamente di esclusione dal gruppo o di mancata convocazione qualora non avessero abbassato la testa. oglioponews +3

Un sistema di terrore e la “compulsività predatoria”

Il racconto giudiziario tratteggiato dal gip descrive un ambiente paralizzato dalla paura, dove il silenzio era l’unica forma di sopravvivenza per chi voleva continuare a gareggiare.

L’ordinanza sottolinea senza mezzi termini che il comportamento di Fuchsova era “vissuto con paura e disagio e agitazione da atleti e tecnici”, fino a creare un vero e proprio “clima di terrore”.

Parallelamente, la posizione dell’atleta 42enne residente nel Torinese, appare delineata con i crismi della patologia: il giudice parla di “modalità compulsiva” e di una “compulsività predatoria sessuale che appare non controllabile né arrestabile”.

Un’attività, quella dell’arciere, che si sarebbe manifestata “in maniera costante e reiterata” e che non avrebbe conosciuto alcuna battuta d’arresto nemmeno a fronte di rimproveri formali o contestazioni ufficiali. ilfattoquotidiano +3

L’indagine e le vittime: un decennio di abusi

L’inchiesta condotta dalla Procura di Roma e dalla Polizia Postale – attraverso una meticolosa analisi dei dispositivi informatici dell’indagato – ha portato alla luce un ventaglio di violenze che spaziavano dagli approcci fisici, verificatisi anche all’interno degli impianti sportivi e degli alberghi durante le trasferte internazionali, fino alla vessazione digitale.

Quest’ultima si concretizzava tramite l’invio di materiale esplicito, foto di parti intime e messaggi dal contenuto sessuale volgare, indirizzati anche a minorenni che lo consideravano un modello.

Le presunte vittime accertate al momento dall’autorità giudiziaria sono almeno sei, una cifra che include giovani atlete della Nazionale e un’allenatrice, tutte rimaste intrappolate in quella che viene definita una “gabbia” sportiva dove la meritocrazia del punteggio valeva più della dignità personale. repubblica +3

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