Il piano di emergenza gas e gli scenari di un inverno senza riserve

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Italia, si legge in una relazione sullo “stato della sicurezza del sistema gas italiano alla luce dell’attuale crisi” – documento che l’HuffPost ha avuto modo di consultare – dispone già di un Piano di Emergenza Gas ritenuto “adeguato a fronteggiare eventuali ulteriori peggioramenti della crisi rispetto allo scenario attuale”. Il testo, che è già in vigore, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: delinea tre livelli di allarme, ciascuno dei quali innesca misure mirate e progressivamente più stringenti, fino a prefigurare scenari che, per usare le parole dei tecnici, potrebbero definirsi persino drammatici. L’eventualità, insomma, non è più soltanto un’ipotesi remota, bensì una concreta possibilità per la quale il sistema Paese si è dovuto attrezzare, anche se nessuno, al momento, può escludere che si arrivi al punto di dover applicare le clausole più restrittive.

Tre livelli di allarme e interventi mirati

Il meccanismo previsto dalla pianificazione nazionale si articola in fasi crescenti di criticità. Se il primo livello, quello di “pre-allarme”, prevede essenzialmente un monitoraggio rafforzato e misure di sensibilizzazione, già al secondo scatta la riduzione dei flussi verso alcune utenze non essenziali. È il terzo livello, però, quello che contiene le disposizioni più invasive: in caso di “stato di emergenza” dichiarato, le case potrebbero dover rinunciare a parte del riscaldamento – con un conseguente abbassamento delle temperature interne, specie nelle ore notturne – mentre industrie e centrali elettriche sarebbero soggette a limitazioni obbligatorie, se non a veri e propri razionamenti. Un meccanico, quello descritto, che mira a preservare il gas per gli usi civili fondamentali (cucine e sanitari) e per la rete ospedaliera, sacrificando invece i consumi ritenuti secondari o differibili.

La crisi energetica non finirà con un cessate il fuoco

A gettare ulteriore ombra su questo quadro già complesso sono le parole del direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia, Fatih Birol, il quale – pur definendo “molto incoraggiante” l’annuncio di una tregua di due settimane in Medio Oriente – ha voluto mettere in guardia contro facili illusioni. Le conseguenze della crisi energetica, ha spiegato, “si potranno sentire ancora per mesi, se non addirittura per anni”. La ragione, ha aggiunto, risiede nei tempi tecnici necessari a “rimettere in funzione in modo sicuro gli impianti che sono stati messi fuori servizio”, un’operazione che nessuna dichiarazione politica, per quanto favorevole, può accelerare. Nella stessa direzione si muove anche l’Unione europea, che ha già avvertito come la crisi non sia affatto “di breve durata”, spingendo così i vari governi nazionali – incluso quello italiano – a mantenere alto il livello di attenzione.

Lockdown energetico: limiti obbligatori e possibili restrizioni

Quando si parla di “lockdown energetico” – espressione ormai entrata nel gergo tecnico-giornalistico – si intende uno scenario in cui lo Stato, per evitare il collasso del sistema, impone limiti obbligatori ai consumi. Il raggio di tali restrizioni è ampio e potrebbe coinvolgere l’elettricità (illuminazione pubblica e privata, elettrodomestici, condizionatori), il gas (riscaldamento, cucine industriali e domestiche) e persino i carburanti (benzina, diesel, cherosene per aerei). Nessuna delle opzioni è stata finora attivata, ma la loro presenza nel piano – come si evince dalla relazione consultata – testimonia la gravità della posta in gioco. L’Europa, nel frattempo, sta cercando di tamponare la situazione con aiuti alle imprese e un incremento degli stoccaggi, ma la sensazione, tra gli addetti ai lavori, è che l’inverno che verrà – o anche quello successivo – rappresenterà un banco di prova durissimo per la tenuta del modello energetico continentale.

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