Usa-Iran, settima notte di raid: Centcom diffonde video degli attacchi a infrastrutture militari e navali
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Redazione Esteri
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Settima notte consecutiva di attacchi incrociati tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell'Iran, con il conflitto che mostra una chiara tendenza all'espansione regionale e all'inasprimento delle azioni militari. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha reso noto di aver completato, il 17 luglio, una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi militari situati in profondità nel territorio iraniano, pubblicando successivamente delle immagini che documenterebbero, a loro dire, i raid di precisione condotti da cacciabombardieri, droni e navi da guerra.
L’operazione si inserisce in una strategia che l'amministrazione Trump, per bocca del Centcom stesso, ha definito come finalizzata a "degradare ulteriormente le capacità militari iraniane", in risposta alle continue minacce e agli attacchi di Teheran contro il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz.
La risposta di Teheran, contrariamente a quanto auspicato da alcuni osservatori internazionali, non si è fatta attendere e ha anzi allargato il raggio d'azione del conflitto, colpendo nel corso della notte obiettivi militari statunitensi e alleati dislocati in almeno tre Paesi del Golfo Persico e del Levante, in un'offensiva che ha coinvolto basi in Kuwait, Giordania e Bahrein.
Raid statunitensi su ponti e siti logistici: il video del Centcom
Le immagini diffuse dal Centcom, che sono state verificate da diverse agenzie di stampa internazionali e che mostrano l'impatto delle munizioni di precisione contro strutture specifiche, ritraggono quello che l'esercito americano definisce il "settimo round" di attacchi, concentratisi principalmente nella provincia meridionale dell'Hormozgan e in altre aree strategiche del Paese.
Secondo il comunicato ufficiale, i bersagli includevano siti di sorveglianza costiera, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei per lo stoccaggio di armi e capacità marittime utilizzate dalle Guardie Rivoluzionarie per ostacolare la libertà di navigazione.
Fonti dei media statali iraniani, citate dall'agenzia Irna, hanno confermato che gli attacchi hanno causato vittime civili e danni ingenti a infrastrutture civili, come almeno cinque ponti nella città costiera di Bandar Khamir, dove si segnalano sette morti e numerosi feriti, e lo scalo aeroportuale di Iranshahr, nel sud-est del Paese.
L’aviazione americana, oltre a colpire postazioni militari, ha quindi preso di mira anche snodi viari e ferroviari nevralgici, come la stazione di Bandar Abbas, ampliando la propria lista di obiettivi in quella che appare come una campagna volta a isolare logisticamente il Paese, mentre sul fronte marittimo i militari statunitensi hanno reimposto un blocco navale e hanno deviato o abbordato diverse navi commerciali dirette verso i porti iraniani.
Teheran allarga il fronte: obiettivi in Kuwait, Giordania e Bahrein
La reazione dell'Iran ha di fatto trasformato il conflitto bilaterale in una crisi regionale multidimensionale, con i Guardiani della Rivoluzione che hanno rivendicato attacchi coordinati contro basi che ospitano contingenti statunitensi nei Paesi vicini. In Kuwait, le forze iraniane hanno dichiarato di aver colpito con missili e droni la base militare di Arifjan e la base aerea di Ali Al-Salem, causando, secondo le loro fonti, la morte di diversi soldati statunitensi e la distruzione di infrastrutture logistiche e radar.
Un attacco che ha avuto ripercussioni anche sulla vita civile, visto che le autorità kuwaitiane hanno confermato danni a una centrale di produzione di energia e a una stazione di desalinizzazione dell'acqua, mandando in tilt l'erogazione idrica di migliaia di persone e costringendo alla sospensione temporanea delle operazioni all'aeroporto internazionale di Kuwait City.
Allo stesso modo, in Giordania l'esercito ha confermato l'intercettazione di dieci missili iraniani che hanno sorvolato lo spazio aereo del regno, diretti verso obiettivi militari, mentre fonti locali hanno segnalato il danneggiamento di velivoli statunitensi nella base aerea di Al-Azraq, a est del Paese.
La mappa degli attacchi si è arricchita anche del Bahrein, dove l'esercito iraniano ha rivendicato un attacco con droni contro l'area di stazionamento dei jet e il deposito di carburante della base di Sheikh Isa, nel sud del Paese, mentre i sistemi di difesa del Regno dichiarano di aver intercettato e distrutto diversi droni e missili lanciati dal territorio iraniano.
Verso un conflitto aperto: 50mila soldati Usa in allerta e minacce di ritorsioni
Con il fallimento del memorandum d'intesa siglato a metà giugno, la tensione ha raggiunto livelli di guardia che non si registravano dall'inizio delle ostilità, con oltre 50mila militari statunitensi attualmente dispiegati in Medio Oriente e mantenuti in uno stato di "piena prontezza operativa" dal Centcom.
Il presidente Trump, che su Truth Social aveva minacciato l'Iran di "comportarsi meglio" per evitare ulteriori conseguenze, sembra aver dato il via libera a un'operazione militare che punta a indebolire in modo sistematico la Repubblica Islamica, mentre il Segretario generale dell'ONU, António Guterres, ha espresso profonda preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture civili, sollevando interrogativi sul rispetto del diritto internazionale umanitario.
Teheran, da parte sua, ha ribadito la propria posizione attraverso un comunicato dei Guardiani della Rivoluzione che cita il precetto coranico: "Aggredite chi vi aggredisce in misura pari all'aggressione subita", avvertendo i Paesi della regione che hanno concesso basi agli Stati Uniti di aspettarsi ulteriori ritorsioni e di attivare i propri sistemi di difesa per proteggere la vita dei civili, per evitare che diventino bersagli.
L'escalation, che ha già provocato un crollo della navigazione nello Stretto di Hormuz e un conseguente aumento vertiginoso del prezzo del petrolio, lascia presagire un'ulteriore intensificazione degli scontri, con i due Paesi che sembrano ormai aver imboccato una strada senza ritorno verso un confronto diretto e prolungato.




