Rissa al campo "Paradiso": due Daspo per i genitori dopo gli insulti e le manate tra i ragazzini under 14

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un confronto acceso, tipico del calcio giovanile che punta alla qualificazione, si è trasformato, nell’arco di pochi secondi, in un’esplosione di violenza tanto plateale quanto deprecabile. La scena, che ha come sfondo il campo sportivo "Paradiso" di Collegno, è quella di una partita valida per il torneo "Super Oscar Memorial", dove si affrontavano due formazioni under 14 del territorio torinese. L’atmosfera, già tesa per il valore della posta in palio, è precipitata quando, a seguito di un contrasto tra alcuni giocatori, le reciproche intemperanze verbali hanno rapidamente oltrepassato la linea del lecito. Alcuni di loro, infatti, hanno cominciato a scambiarsi non più solo parole pesanti, ma anche spinte e manate, in una mischia che ha immediatamente attirato l’attenzione—e purtroppo l’intervento diretto—degli adulti presenti a bordo campo.

L’intervento dei padri e la colluttazione generalizzata

È a questo punto che il confine tra spettatore e attore della rissa è stato cancellato dall’istinto, poco paternalistico e molto possessivo, di due padri. Uno di essi, vedendo il proprio figlio—il portiere—al centro della mischia, ha varcato la linea di recinzione ed è corso in campo, seguito poco dopo dall’altro genitore. La loro azione, che nelle intenzioni di uno sarebbe stata meramente divisoria, secondo le ricostruzioni non ha fatto altro che alimentare il caos e inasprire gli animi, trasformando un alterco tra adolescenti in una colluttazione tra adulti. La dinamica, per quanto confusa, è stata sufficientemente chiara agli occhi dei dirigenti e degli altri spettatori, i quali hanno prontamente allertato le forze dell’ordine, mentre sul terreno di gioco si consumava uno spettacolo indecoroso, con insulti che echeggiavano ben al di là delle tribune.

L’indagine e il provvedimento amministrativo della questura

A seguito della denuncia, la polizia ha avviato le necessarie indagini, raccogliendo le testimonianze di coloro che avevano assistito alla sfortunata vicenda. L’iter, condotto senza particolare clamore mediatico, ha portato la questura di Torino a valutare l’applicazione di uno strumento amministrativo specifico: il Daspo sportivo. Questo provvedimento, che esula dalla giustizia sportiva—la quale aveva già proceduto con le proprie squalifiche—interviene in casi di condotte violente o pericolose negli stadi e negli impianti, con l’obiettivo di prevenire il ripetersi di simili episodi. Quattro mesi dopo i fatti, il questore ha quindi notificato a entrambi i genitori il divieto di accedere a qualsiasi impianto sportivo per assistere a partite di calcio. La durata delle misure, differenziata, è di un anno per uno e di due anni per l’altro, a riflettere una valutazione sulla gravità dei singoli comportamenti tenuti durante la colluttazione.

Le difese e il peso di una decisione esemplare

Uno dei due interessati, rivolgendosi in seguito alla stampa, ha espresso il proprio disaccordo con una sanzione che giudica sproporzionata, sostenendo di essere intervenuto soltanto per separare i ragazzi e difendere il proprio figlio, e di non aver colpito alcun minore. La sua posizione, che sottolinea come avesse già ricevuto una squalifica di sei mesi dalla società calcistica, si scontra tuttavia con la logica del Daspo, il quale non mira a punire un singolo atto quanto a preservare, in via cautelare, la sicurezza futura degli eventi sportivi. La decisione delle autorità di polizia, pertanto, travalica la mera ricostruzione dei colpi scambiati per assumere un valore simbolico e deterrente, inviando un messaggio netto a tutti coloro che, da spettatori, potrebbero farsi tentare dall’idea di varcare la linea che separa il tifo dall’aggressione, specialmente quando in campo ci sono dei giocatori giovanissimi.

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