È morta Angela Luce, i funerali a Napoli il 21 febbraio tra cinema e canzone

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’hanno spenta all’alba di venerdì 20 febbraio, a Napoli, l’insufficienza cardiaca e quegli acciacchi renali e respiratori che nel tempo ne avevano minato il fisico, ma la voce, quella “voce di Napoli” autentica e vibrante, continuerà a riecheggiare nei vicoli e sui palcoscenici che l’hanno vista protagonista per oltre sessant’anni -4-9. Angela Luce, all’anagrafe Angela Savino, se n’è andata a 87 anni, lasciando un vuoto che il sindaco Gaetano Manfredi e l’Amministrazione comunale hanno subito definito “incolmabile” per la città, stringendosi attorno al dolore dei familiari e di quanti l’hanno amata -3-10. Un’artista poliedrica, capace di passare dalla sceneggiata con Mario Merola alla drammaturgia colta di Eduardo De Filippo – che la volle con sé per quattro anni considerandolo un maestro – senza mai perdere quell’eleganza e quella passione che incarnavano l’anima più vera della sua terra -4-7. L’ultimo suo pensiero pubblico, solo pochi giorni prima di spegnersi, era stato per il Teatro Sannazaro, distrutto da un incendio, che lei sperava ardentemente venisse ricostruito per continuare il sogno di Luisa Conte -1-6.

Dalla Piedigrotta al David, una carriera costellata di premi

Il suo viaggio nel mondo dello spettacolo era iniziato giovanissima, a soli quattordici anni, quando partecipò alla Piedigrotta Bideri intonando “Zi Carmilì”, rivelando già una voce potente e chiara che le avrebbe spianato la strada -4-6. Fu però con “Bammenella”, il capolavoro di Raffaele Viviani riadattato per lo spettacolo “Napoli notte e giorno” di Giuseppe Patroni Griffi, che Angela Luce sigillò il suo mito, diventando l’unica artista presente nell’Archivio storico della canzone napoletana con una doppia esecuzione dello stesso brano -4-9. Se la musica la portò a classificarsi seconda al Festival di Sanremo del 1975 con “Ipocrisia” e al Festival di Napoli del 1970 con ‘O divorzio, fu il cinema a consegnarla all’immortalità, facendole attraversare generi e registri con una versatilità rara -1-2. Lavorò con i mostri sacri della commedia all’italiana – da Totò, che in “Signori si nasce” di Mario Mattoli le diede una celebre scena del bacio sul seno, a Marcello Mastroianni, Alberto Sordi e Ugo Tognazzi – ma seppe distinguersi anche in produzioni d’autore come “Il Decameron” di Pier Paolo Pasolini, interpretazione che le valse il Premio Reggia d’Oro, e “Lo straniero” di Luchino Visconti -4-7-9.

Il rapporto con Eduardo e il trionfo con Martone

Il teatro rappresentò per lei il grande amore, il luogo in cui affinare quella presenza scenica magnetica che tanto colpiva il pubblico. Oltre al sodalizio con Eduardo, che la diresse anche nello sceneggiato televisivo “Peppino Girella”, Luce recitò con il fratello Peppino e con Nino Taranto, portando la tradizione partenopea sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, da Parigi a Londra, da Buenos Aires a New York -2-9. Il coronamento della sua carriera cinematografica giunse nel 1996, quando Mario Martone la volle per “L’amore molesto”, film tratto da un romanzo di Elena Ferrante e presentato al Festival di Cannes: la sua interpretazione intensa le fece vincere il David di Donatello come migliore attrice non protagonista, un riconoscimento che suggellava il suo spessore artistico -1-7-9. Negli anni Duemila continuò a lavorare, recitando per Pupi Avati ne “La seconda notte di nozze” e ricevendo una candidatura al Nastro d’Argento, dimostrando che il suo talento non conosceva declino -9.

L’ultimo omaggio della città

Per consentire ai cittadini di rendere omaggio a quella che è stata definita una “icona intramontabile”, la salma di Angela Luce sarà esposta sabato 21 febbraio nella Sala dei Baroni al Maschio Angioino, dalle 8.45 fino a mezzogiorno -3-10. I funerali si terranno nella stessa giornata, alle 12.30, nella Chiesa di San Ferdinando, nota come la Chiesa degli Artisti, in Piazza Trieste e Trento, dove attori, cantanti e semplici ammiratori potranno darle l’estremo saluto -3-8. Un percorso, quello che porta dalla storica sede municipale al cuore pulsante della città, che simbolicamente ripercorre il legame indissolubile di Angela Luce con Napoli, una città che non aveva mai voluto abbandonare e che lei aveva saputo raccontare con ironia, malinconia e una bellezza mediterranea che aveva conquistato anche pittori come Aligi Sassu, che la volle come modella -4-7.

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