Atalanta-Cagliari 1-2, possesso sterile e difesa alta: la Dea paga a caro prezzo gli errori
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Redazione Sport
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La New Balance Arena restituisce un verdetto che va oltre il semplice risultato. Il Cagliari di Pisacane espugna Bergamo con una prestazione di sostanza e intelligenza tattica, infliggendo all'Atalanta di Sarri la seconda sconfitta consecutiva in campionato. I rossoblù salgono a quota 9 punti in classifica, conquistando la terza vittoria in quattro giornate e issandosi momentaneamente al secondo posto in coabitazione con Inter e Roma, in attesa dei posticipi del lunedì.
Per la Dea, invece, il conto è di sei punti e un nono posto che fotografa un avvio di stagione ben al di sotto delle aspettative.
L'episodio chiave e la svolta dal dischetto
La partita si sblocca al 19' del primo tempo, quando Adopo pesca Mendy in area con un assist preciso e l'attaccante anticipa Kossounou, depositando il pallone sotto la traversa. L'Atalanta accusa il colpo ma reagisce prima dell'intervallo: al 41' De Ketelaere conduce una percussione centrale, la palla arriva a Scamacca che con un diagonale al volo batte Caprile per l'1-1.
Nella ripresa, l'episodio che decide la contesa arriva al 61': un traversone in area colpisce il braccio largo di Kolasinac, e l'arbitro Arena non ha dubbi nel concedere il calcio di rigore. Sul dischetto si presenta Daniel Maldini, ex di turno, che con freddezza spiazza Carnesecchi e fissa il punteggio sul definitivo 1-2. Per il numero dieci rossoblù si tratta del secondo gol consecutivo, dopo la rete contro il Lecce, un segnale di crescita importante per un giocatore che in nerazzurro non era mai riuscito a imporsi.
I numeri di un dominio inconcludente
I dati finali raccontano una partita dall'andamento paradossale. L'Atalanta ha chiuso il match con ventidue conclusioni totali, ma soltanto quattro di queste hanno trovato lo specchio della porta. Il Cagliari, al contrario, è stato cinico e preciso: cinque tiri, tutti nello specchio, per una percentuale di realizzazione che ha fatto la differenza.
Il possesso palla nerazzurro ha raggiunto l'80% nel quarto d'ora finale, quando i padroni di casa hanno assediato l'area rossoblù senza però riuscire a trovare la giocata giusta per scardinare una difesa schierata a protezione del vantaggio. La sensazione, confermata dalle analisi post-partita, è che all'Atalanta manchi quella qualità nell'ultimo passaggio capace di trasformare il volume di gioco in occasioni concrete.
L'analisi di Stefano Borghi ha individuato proprio in questo il nodo della serata: non un problema di quantità, ma di esecuzione negli ultimi venti metri.
Kessie e Bellanova: le note liete in una serata storta
Nonostante la sconfitta, alcune prestazioni individuali hanno offerto spunti incoraggianti a Sarri. Kessie, schierato titolare nel ruolo di regista al posto di Gaetano, ha portato forza fisica, personalità e volume di gioco, diventando il vero motore della manovra nerazzurra. Il suo contributo è stato costante per tutta la durata del match, con due conclusioni velenose nel finale che hanno impegnato la retroguardia sarda.
Sulla fascia destra, Bellanova è stato l'arma in più dell'Atalanta, arrivando spesso sul fondo sia nel primo tempo che nella ripresa. Le sue incursioni hanno creato più di un grattacapo alla difesa rossoblù, anche se troppo spesso i cross non hanno trovato compagni pronti alla conclusione. Rowe, all'esordio dal primo minuto, ha mostrato lampi di qualità nell'uno contro uno, ma è apparso ancora lontano dalla condizione ottimale e dalla capacità di incidere con continuità dentro un contesto collettivo non ancora fluido.
La difesa alta e i fantasmi del passato
Il gol del vantaggio rossoblù nasce da una situazione che sta diventando un leitmotiv negativo per questa Atalanta. La scelta di proporre una difesa altissima, sulla linea di centrocampo, ha esposto i centrali nerazzurri alle ripartenze avversarie. Il lancio dalle retrovie ha pescato Adopo in posizione regolare, con Kossounou in ritardo nella copertura e la retroguardia colta in controtempo.
Non è un caso isolato: la difesa alta, se da un lato serve a recuperare palla più vicino alla porta avversaria, dall'altro richiede tempi di pressione e distanze tra i reparti che l'Atalanta non è ancora riuscita a trovare con regolarità. Il Cagliari ha saputo sfruttare questa fragilità strutturale con un contropiede magistrale, dimostrando come la squadra di Pisacane avesse preparato la partita nei minimi dettagli.
Il tecnico rossoblù ha cambiato tre moduli diversi nel corso del match, passando dal 4-3-2-1 al 4-2-3-1 fino al 4-4-2 finale, erigendo barricate nel quarto d'ora conclusivo.
Il calendario ora mette di fronte all'Atalanta una serie di sfide cruciali per capire se il percorso di crescita intrapreso da Sarri potrà portare frutti concreti o se le crepe evidenziate in queste prime giornate rischiano di allargarsi ulteriormente. La prossima trasferta lontano da Bergamo offrirà un banco di prova importante per misurare la capacità di reazione della squadra.
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