«Maxi-dosi ma non è escluso si potessero salvare»: madre e figlia morte per la ricina, il veleno era nel cibo o nell’acqua

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Ci sono poche certezze nel “giallo della ricina”, quello che finora sembra avere le sembianze del “delitto perfetto”. Queste certezze - estrapolate dalle 838 pagine della perizia medico-legale depositata alla Procura di Larino, che indaga ancora contro ignoti in merito al duplice omicidio premeditato - attestano che Antonella Di Ielsi e la figlia Sara di Vita sono morte per «un’intossicazione acuta da tossine del ricino» e che molto probabilmente hanno assunto la sostanza per via orale, quindi diluita in una bevanda o in un cibo. (Il Messaggero)

Se ne è parlato anche su altri media

Al centro ci sono i pasti consumati tra il 23 e il 24 dicembre, la ricerca dell’alimento o della bevanda attraverso cui la tossina sarebbe stata ingerita e le valutazioni sull’operato dei medici che visitarono le due donne prima del decesso. (Il Giornale d'Italia)

Il carabiniero ne ha parlato in diretta a Morning News, affrontando in particolare il tema dello scontrino del parcheggio di Vigevano, conservato da Sempio per circa un anno e consegnato agli investigatori come possibile alibi per il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. (Il Giornale d'Italia)

Agenti in borghese si aggirerebbero per le strade di Pietracatella per monitorare i movimenti nel piccolo paese molisano, forse anche osservare le mosse del presunto assassino di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. (Virgilio)

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Ma gli stessi esperti spiegano di non poter affermare che un ricovero più tempestivo avrebbe evitato il decesso. È questo il nodo su cui si gioca il procedimento per omicidio colposo. (Primonumero)

Mattina News 20/07/2026 Negli ultimi giorni le indagini sul duplice omicidio di Pietracatella di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara per avvelenamento da ricina si sono concentrate sulle analisi scientifiche e su dispositivi elettronici e altri materiali sequestrati nella casa dove vivevano le due donne con gli altri familiari. (RaiPlay)

"Il mio assistito è sempre stato tranquillo perché lui ha ritenuto di aver fatto tutto quello che era nelle sue possibilità, quindi avere oggi un'ulteriore conferma con la perizia che è stata depositata dai quattro consulenti è come dire un'ulteriore prova del fatto che non c'era nessuna possibilità di salvare le ragazze", afferma l'avvocato. (Mediaset Infinity)