Achille Polonara è tornato a casa dopo il trapianto di midollo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il ritorno a casa di Achille Polonara, dopo il trapianto di midollo osseo a cui si è sottoposto il 25 settembre all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, ha assunto i toni di una festa privata e commovente, un traguardo significativo nella sua battaglia contro la leucemia mieloide acuta. Ad attenderlo, oltre all’affetto dei suoi cari, c’erano i cartelloni colorati preparati dai figli, un gesto semplice che racchiudeva tutta l’attesa di quei momenti, e la presenza inaspettata dello chef Bruno Barbieri, il quale ha voluto omaggiare il campione con un piatto di tortellini, trasformando il rientro in un pranzo di celebrazione.

Il percorso difficile e il sostegno inaspettato

Il periodo di ricovero, che doveva concludersi con la procedura di trapianto, è stato segnato da gravi complicazioni, le quali hanno condotto il giocatore a un coma protrattosi per dieci giorni. Quel risveglio, come lo stesso Achille Polonara ha avuto modo di ricordare, è stato scandito dalle note della canzone ‘Questa domenica’ di Olly, divenuta ormai una colonna sonora simbolo della sua rinascita. L’iniziativa de “Le Iene”, con l’inviato Nicolò De Devitiis che ha coordinato la sorpresa, ha portato un raggio di leggerezza in una vicenda profondamente personale, mostrando come il mondo dello sport e dello spettacolo si siano stretti attorno alla sua figura.

Un simbolo di resilienza oltre il basket

La sua storia, che va ben oltre i confini del parquet, dove ha vestito la maglia della Virtus e ora quella del Sassari, è diventata un emblema di forza e determinazione. L’abbraccio con i suoi figli, Achille jr., al momento del ricongiungimento rappresenta forse l’immagine più potente di questo nuovo capitolo, un momento di pura normalità agognato dopo settimane di lotta. Quella della domenica trascorsa in famiglia, con la musica di sottofondo, segna una tappa fondamentale nel suo cammino di recupero, un passo avanti nella lunga strada delle cure.

La malattia e la cura al Sant’Orsola

La diagnosi di leucemia mieloide acuta aveva costretto il cestista a interrompere la sua attività agonistica per concentrarsi esclusivamente sulle terapie, delle quali il trapianto di midollo osseo rappresenta il cardine. La struttura bolognese del Sant’Orsola, centro di eccellenza in questo campo, è stata il teatro di un percorso medico complesso, costellato da un evento critico come il coma, superato con la tenacia che distingue gli atleti. Se ne vanno, così, i giorni più cupi, lasciando spazio a una lenta riconquista della quotidianità, fatta di piccoli gesti e di affetti ritrovati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.