Il calcio italiano tra dettagli e bellezza smarrita, mentre il dibattito sugli arbitri si infiamma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un eccessivo zelo per il particolare, che rasenta il patologico, ha progressivamente oscurato la visione d'insieme, conducendo il calcio italiano lontano dalla sua essenza più autentica, quella bellezza che un tempo, in un passato ormai remoto, ne caratterizzava il gioco. Quel poco che ne rimane, viene spesso giocato con un timore viscerale di mostrare le proprie debolezze, in un clima di sospensione perpetua che finisce per condizionare ogni mossa; ed è un gioco, per di più, raccontato in modo opaco, sia dagli addetti ai lavori che dalla stampa, in un cortocircuito narrativo dove le conferenze stampa postume tendono a sopravanzare il ricordo vivo della partita stessa. L'episodio controverso, il fallo dubitabile, il dettaglio da sezionare divengono l'unico argomento, vincolando la memoria della gara e imprigionando la successiva narrazione in una gabbia di polemiche sterili.

Le critiche severe di Pistocchi: errori e un Var inefficace

Proprio in questo humus fertile per le controversie, il giornalista Maurizio Pistocchi ha scagliato un durissimo attacco contro l'operato arbitrale dell'ultimo turno di Serie A, servendosi del proprio profilo su una piattaforma sociale per una denuncia senza appello. "Disastri a Napoli, a Parma, a Firenze, a Roma: il livello è il più basso degli ultimi 10 anni, e gli errori si ripetono in modo imbarazzante", ha scritto, aggiungendo un elemento di forte critica al sistema di supporto. Secondo la sua analisi, il Var, che tecnicamente potrebbe scongiurare fino al novanta per cento di questi svarioni, non viene impiegato in maniera corretta e proficua, mentre l'arbitro in campo sembra manifestare un fastidio palpabile ogni volta che viene richiamato alla revisione.

La replica di Bucchioni: una classe in trasformazione senza bacchette magiche

Dalla stessa platea giornalistica, Enzo Bucchioni ha offerto una prospettiva differente, sebbene non completamente assolvente, nel suo editoriale per testate specializzate. "La classe arbitrale è questa, nessuno ha la bacchetta magica", ha affermato, riconoscendo gli sforzi del responsabile nel tentativo di lanciare nuovi elementi giovani, un'operazione che richiederà inevitabilmente tempo per dare frutti maturi. Ciò che, a suo avviso, provoca maggiore irritazione non è tanto l'errore in sé, quanto la palese difformità di valutazione su episodi che appaiono identici nella dinamica, come la concessione o il diniego di un calcio di rigore per situazioni pressoché uguali, o le revisioni al Var che talvolta risultano eccessivamente invasive e altre volte inspiegabilmente assenti.

L'intervento di Petrucci e il sostegno a Marotta

Il dibattito, travalicando i confini del giornalismo, ha trovato eco anche in un'altra istituzione sportiva, attraverso la voce del presidente della Federazione Italiana Pallacanestro Gianni Petrucci. Intervenuto nel corso di una trasmissione radiofonica, Petrucci ha espresso un netto sostegno alla posizione del dirigente Beppe Marotta, il quale, dopo gli accadimenti di Napoli, aveva reclamato maggiore chiarezza nell'utilizzo del Var. "Io la penso come Marotta, uno dei dirigenti più illuminati del nostro calcio", ha dichiarato Petrucci, chiarendo la sua idea di fondo: "È chiaro che deve essere l'arbitro, pur con tutti i mezzi tecnologici a supporto, a dover decidere". Un principio di autorità che, senza citare esplicitamente altri personaggi, sembra voler stigmatizzare quelle logiche di ripicca e di affermazione personale che spesso inquinano il dibattito.

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