Sinner travolge Rublev, e al centrale spuntano vip come Maldini, Marcuzzi e Galliani

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’ennesima dimostrazione di forza, quella che Jannik Sinner ha offerto ai quarti di finale degli Internazionali Bnl d’Italia, non ha soltanto spazzato via Andrey Rublev regalando all’azzurro un posto in semifinale, ma ha trasformato il centrale del Foro Italico in una sorta di palcoscenico dorato dove il tennis, talvolta, è sembrato quasi un pretesto. Il numero uno del mondo, infatti, ha concesso il minimo sindacale al russo, dominando lo scambio con quella fluidità che ormai conosciamo a memoria, eppure il racconto di questa partita – diversamente da quanto accade in tornei minori – non può prescindere da un parterre de roi che di rado si vede anche in una finale di uno Slam. Perché quando Sinner gioca, e vince, accade qualcosa che va oltre il semplice dato statistico: la gente comune si mischia, metaforicamente, a chi quel successo lo osserva da una prospettiva privilegiata.

E così, mentre il 22enne altoatesino infilava un colpo dopo l’altro mandando Rublev in confusione, la tribuna d’onore offriva un campionario di volti noti capace di tenere banco quasi quanto la partita stessa. C’era Paolo Maldini, il cui ritorno in pubblico dopo lunghi mesi di silenzio vale quasi una notizia a sé: l’ex capitano del Milan, lo si è visto concentrato, quasi studiare ogni movimento del campione, salvo poi rilasciare a SuperTennis dichiarazioni che inevitabilmente hanno fatto il giro del web. Accanto a lui, o comunque nel giro di pochi seggiolini, sfilavano volti dello spettacolo come Alessia Marcuzzi – sempre attenta alle uscite mondane – e Andrea Delogu, ma anche incursioni pesanti dal mondo del pallone come Adriano Galliani, l’amministratore delegato che ha scritto pagine di storia del calcio italiano, e persino una figura politica divisiva quale Matteo Salvini, la cui presenza ha inevitabilmente acceso i riflettori laterali senza però mai sovrastare la ragione principale di quell’affollamento.

Nel commento di Volandri la cifra di una generazione

A margine del successo, e mentre il pubblico ancora applaudiva, nello studio di SuperTennis al Foro Italico è andato in scena un altro piccolo dramma sportivo, quello raccontato da Filippo Volandri. Il capitano azzurro di Coppa Davis, affiancato da Vincenzo Santopadre e Giorgio Galimberti, ha provato a mettere ordine in un sentimento collettivo che oscilla tra l’entusiasmo genuino e la consapevolezza di star vivendo un’era irripetibile. «Dobbiamo gioire per le vittorie di Luciano Darderi, come quella di stanotte, e per un’altra grande prestazione da parte di Jannik Sinner che comunque non fa quasi mai vedere una crepa» ha detto Volandri, sottolineando un dato che forse sfugge ai più: l’Italia, per il secondo anno consecutivo, si ritrova con due semifinalisti nel singolare maschile di un Masters 1000 casalingo. Non è retorica, è un fatto, e i numeri – si sa – hanno la durezza delle certezze.

Maldini, la crisi del calcio e quella lezione che arriva dal tennis

E proprio mentre Sinner infilava il pass per la semifinale, Paolo Maldini – che di programmazione e di visione a lungo termine se ne intende, avendone pagato il prezzo sulla propria pelle dirigenziale – ha lanciato un messaggio che molti, nel calcio italiano, farebbero meglio a non ignorare. «Vedere Jannik Sinner dal vivo è veramente impressionante, non ci sono più parole per descriverlo come giocatore» ha esordito l’ex dirigente rossonero, per poi affondare il colpo su un tema che gli sta a cuore: la crisi del movimento calcistico nostrano, a suo dire, si risolverebbe solo imparando a programmare proprio come ha fatto il tennis. Le sue parole, pronunciate in tribuna al Foro Italico mentre intorno impazzava la febbre per il numero uno del mondo, suonano come un atto d’accusa verso un sistema – quello del pallone – troppo spesso inchiodato all’immediatezza dei risultati e troppo poco alla costruzione paziente dei talenti. «Serve programmare, fare come nel tennis» ha ripetuto Maldini, e chi lo ha ascoltato non ha potuto fare a meno di pensare al Milan che lo ha allontanato, o al Fenerbahce che ora lo corteggia, o a quella Nazionale che lo vorrebbe come architetto di un futuro migliore.

Un tifo da star e l’interesse che cresce attorno a Sinner

Del resto, l’effetto Sinner è ormai sotto gli occhi di tutti: quando gioca lui, non importa se è un ottavo o una finale, il circondario sembra rispondere a una legge fisica non scritta per cui lo sport diventa spettacolo totale, e lo spettacolo richiama chi quello stesso spettacolo è abituato a produrlo altrove. Paolo Maldini, ammettendolo senza troppi giri di parole, ha rivelato che «Sinner aumenta l’interesse», e lo ha detto non da ex calciatore in pensione, ma da osservatore lucido di un fenomeno che sta travalicando i confini del tennis. Perché se a un match di quarti di finale di un Masters 1000 trovi seduti in tribuna – mescolati tra loro senza alcuna gerarchia apparente – un monumento del calcio mondiale come Maldini, un dirigente navigato come Galliani, una conduttrice televisiva come Marcuzzi e un leader della Lega come Salvini, allora vuol dire che quel ragazzo di Sesto Pusteria ha già vinto qualcosa di più importante di un torneo. Ha vinto la capacità di unire, anche solo per un pomeriggio romano, un pezzo d’Italia che normalmente si guarderebbe con diffidenza, facendoli accomodare tutti sotto lo stesso sole a guardare una palla gialla che rimbalza su terra rossa.

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