Adeguamento fringe benefit in busta paga, dal 2026 buoni pasto a 10 euro
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Redazione Economia
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Con la retribuzione di ottobre, l’azienda ha comunicato ai propri dipendenti di aver risolto un’anomalia tecnica che impediva la corretta valorizzazione dei fringe benefit, la cui somma è ora integralmente visibile nella voce di cedolino “MLT Retribuz. in natura progressivo anno corrente”. Questo aggiustamento contabile, che non pochi problemi aveva generato nella lettura delle voci stipendiali, giunge in un momento di generale attenzione verso le forme di retribuzione accessorie, le quali, pur costituendo una parte minoritaria del compenso, incidono sensibilmente sul potere d’acquisto. La loro gestione fiscale, del resto, è un tema che interessa da vicino sia le aziende, chiamate a un adempimento formale, sia i lavoratori, che vedono in questi benefit un sostegno concreto alla quotidianità.
La manovra e il welfare aziendale
Mentre si sistemano i conti in azienda, il governo Meloni, con la legge di bilancio per il 2026, sta intervenendo per rilanciare il cosiddetto welfare aziendale, puntando in particolare su uno degli strumenti più diffusi: i buoni pasto. La bozza approvata dal Consiglio dei ministri, infatti, contiene una misura specifica che incrementa la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici, portandola dagli attuali 8 euro a 10 euro per ogni giornata lavorativa. Una mossa, questa, che si inserisce in un quadro di rincari dei beni di prima necessità e che mira a dare un segnale tangibile di sostegno al reddito, senza per questo gravare sul sistema contributivo.
I dettagli della nuova normativa
La disposizione, che si applicherà esclusivamente alla tipologia digitale dei ticket, rappresenta un adeguamento atteso da tempo, considerando l’inflazione che ha eroso il valore reale della soglia precedente. È bene sottolineare, però, che l’entrata in vigore della nuova franchigia non sarà immediata, essendo prevista a partire dall’anno prossimo, lasciando così alle imprese il tempo necessario per adeguare i propri sistemi di erogazione. Coloro che ancora utilizzano i buoni cartacei, d’altronde, non beneficeranno dell’innalzamento, un dettaglio non secondario che conferma la spinta normativa verso la dematerializzazione totale di questo strumento.
Un contesto in evoluzione
L’aggiornamento dei fringe benefit in azienda e la riforma dei buoni pasto disegnano un quadro in lento ma costante movimento, dove la retribuzione in natura assume un peso sempre più significativo. Se da un lato le aziende sono tenute a una maggiore trasparenza nella comunicazione di questi benefit, come dimostra la regolarizzazione appena avvenuta, dall’altro il legislatore interviene per ampliarne i margini di convenienza. Resta il fatto che, al di là degli aspetti tecnici, queste misure toccano da vicino la vita economica di molti, dei quali si cerca di alleviare, per quanto possibile, le spese più ricorrenti.




