Carburanti, prezzi in calo di 19 centesimi in autostrada ma il gasolio resta 52 centesimi sopra il pre-confitto

Carburanti, prezzi in calo di 19 centesimi in autostrada ma il gasolio resta 52 centesimi sopra il pre-confitto
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Codacons torna sui listini alla pompa con una nota in cui mette in fila i numeri di una settimana particolare per il mercato dei carburanti italiani. Secondo l'associazione dei consumatori, gli sconti avviati da Eni, Ip, Q8 e Tamoil hanno portato i prezzi medi a scendere di 19 centesimi in autostrada, con un risparmio quantificato in 9,5 euro su un pieno. Sulla rete ordinaria, invece, la benzina è diminuita di 11 centesimi e il gasolio di 13,3 centesimi.

Dati che si incrociano con quelli diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy: domenica 4 ottobre il prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale si attestava a 2,049 euro al litro per la benzina e a 2,244 euro per il gasolio, mentre in autostrada si saliva a 2,064 e 2,268 euro.

Il nodo delle accise sul gasolio

La questione che tiene banco in queste ore è però un'altra, e riguarda il fisco. Domani, lunedì 5 ottobre, scade lo sconto sulle accise del gasolio da 6,1 centesimi di euro al litro, misura introdotta dal governo per contenere l'impatto della fiammata dei prezzi. Al suo posto entrerà in vigore il meccanismo delle accise mobili, uno strumento che lega la possibilità di ridurre l'imposta all'extragettito Iva generato dall'aumento del prezzo del petrolio.

A differenza del taglio fisso valido fino a oggi, con le accise mobili non è possibile indicare in anticipo uno sconto certo per ogni litro di carburante: l'entità dell'eventuale riduzione dipenderà dall'andamento dei prezzi e dall'extragettito disponibile. Il Codacons chiede che sconti e price cap vengano prorogati fino a fine anno, proprio per evitare che la fine del taglio fiscale si traduca in un nuovo rincaro.

Il divario con il periodo pre-conflitto

Il dato che emerge con più forza dalla nota dell'associazione è però un altro, e riguarda il confronto storico. Nonostante i ribassi dell'ultima settimana, il gasolio costa ancora 52 centesimi in più rispetto al periodo precedente allo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Un divario che si spiega con l'andamento delle quotazioni internazionali: secondo i dati della Commissione europea, il prezzo medio del diesel nell'Ue ha toccato un record di 2,24 euro al litro, contro gli 1,59 euro di prima della guerra.

In Italia la situazione non è migliore: il gasolio è arrivato a 2,35 euro al litro, uno dei valori più alti registrati nell'Unione. A pesare è soprattutto la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, il passaggio strategico per il trasporto delle fonti fossili dal Golfo Persico.

Il price cap e l'adesione dei distributori

Sul fronte degli interventi volontari delle compagnie petrolifere, il ministero ha reso noto che oltre 10.400 distributori hanno aderito al price cap, più di un impianto su due. Nel dettaglio, il 51,7% dei punti vendita pratica un prezzo della benzina inferiore a 2 euro al litro, mentre il 52,2% ha il gasolio sotto i 2,20 euro. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha parlato di un «riscontro di gran lunga superiore alle previsioni», definendo il price cap un «successo italiano che stupisce l'Europa».

Parole che arrivano mentre il governo lavora per prorogare gli sconti delle compagnie anche dopo la scadenza del taglio fiscale.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.