Montella porta la Turchia ai Mondiali, festa anche per Svezia e Repubblica Ceca

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Vincenzo Montella ce l’ha fatta. La sua Turchia, reduce da un percorso travagliato e da una qualificazione diretta sfumata solo all’ultima curva, ha superato l’ostacolo più temuto, quello psicologico dello spareggio, imponendosi con un secco 1-0 in casa del Kosovo. Il gol di Akturkoglu, al di là del risultato stretto, è stato il sigillo su una partita gestita con la pazienza e la lucidità che il tecnico italiano, ex centravanti dal fiuto chirurgico, è riuscito a trasmettere a un gruppo giovane e talentuoso come quello turco. Yildiz e compagni, spesso accusati di lasciarsi prendere dall’ansia nei momenti decisivi, hanno invece mostrato una maturità inedita, confermando che il lavoro di Montella non è stato solo tattico ma anche, e forse soprattutto, mentale: restituire credibilità a una squadra che non partecipava alla fase finale del mondiale da ventiquattro anni rappresentava un’impresa dalla quale, a Pristina, non hanno voluto sottrarsi.

La rimonta svedese e il crollo polacco

Se la Turchia ha rispettato le attese della vigilia, la Svezia ha invece compiuto un’autentica sovversione dei pronostici. Sulla carta, la doppia sfida contro la Polonia sembrava un abisso insormontabile per i nordici, privi del carisma di un Ibrahimovic ormai lontano e opposti a una squadra che poteva contare su due campioni del calibro di Lewandowski e Zielinski. Eppure, nel match decisivo, gli scandinavi hanno ribaltato il copione con un 3-2 che ha dell’incredibile, rimontando uno svantaggio iniziale con una determinazione che ha letteralmente spiazzato gli avversari. Per la Polonia, invece, il ko rappresenta una doccia gelata: la generazione dei suoi fuoriclasse, attesa al grande appuntamento americano, dovrà guardare la Coppa del mondo in televisione, un fallimento che peserà come un macigno sulla federazione e sul futuro del ct, incapace di arginare la furia svedese nei momenti caldi della gara.

Il brivido ceco e l’esclusione della Danimarca

La Repubblica Ceca ha completato il trittico delle storie felici, ma lo ha fatto passando attraverso il percorso più tortuoso, quello dei calci di rigore. Una lotteria che premia i nervi saldi e punisce chi, come la Danimarca, aveva forse già in testa il viaggio verso il continente nordamericano. I danesi, usciti sconfitti dagli undici metri, sono così costretti a salutare le ambizioni mondiali, un’eliminazione tanto inaspettata quanto dolorosa per una nazionale che nelle ultime stagioni aveva dimostrato una solidità strutturale notevole. Per i cechi, invece, si riaprono le porte di un torneo che li vede partecipare con l’entusiasmo di chi ha conquistato il pass soffrendo fino all’ultimo respiro, trasformando la tensione in gioia collettiva.

Il nuovo formato mondiale e il calendario delle partite

Questi spareggi, conclusi con la qualificazione di Turchia, Svezia e Repubblica Ceca, vanno a comporre il mosaico di un’edizione dei Mondiali che si preannuncia storica ancor prima del fischio d’inizio. Il calendario, che scatterà ufficialmente l’11 giugno 2026 al Mexico City Stadium, vedrà per la prima volta la fase finale ospitata da tre nazioni: Stati Uniti, Messico e Canada. Un’edizione rivoluzionaria non solo per la geografia ma anche per il format, con l’addio al classico schema a 32 squadre e l’ingresso di 48 nazionali che si contenderanno il trofeo. Il torneo, presieduto dal presidente statunitense Trump, si articolerà in una fase a gironi composta da dodici gruppi da quattro squadre ciascuno, da cui passeranno al turno successivo le prime due classificate e le migliori otto terze. Un meccanismo che porterà a un totale di 104 partite, con la finalissima in programma il 19 luglio al MetLife Stadium di New York/New Jersey, dove si decreterà la squadra campione del mondo in quella che sarà la kermesse più lunga e partecipata della storia del calcio.

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