Il gesto di Fumagalli in Reggiana-Sudtirol, quando lo sport viene prima del risultato
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Redazione Sport
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La sconfitta per quattro a zero rimediata dalla Reggiana contro il Sudtirol, un passivo pesante maturato al Mapei Stadium nel turno infrasettimanale valido per la ventottesima giornata del campionato di Serie B, sarebbe potuta passare agli archivi come una semplice, seppur netta, affermazione esterna della formazione altoatesina. Invece, quella stessa serata, destinata a lasciare poche tracce nelle cronache sportive se non per il punteggio e per la crisi dei granata, è stata segnata da un episodio che ha ribaltato la prospettiva, regalando al calcio italiano una pagina di sportività destinata a essere ricordata. Al minuto sessantacinquesimo, infatti, con i padroni di casa già sotto di una rete, l’attaccante della Reggiana Tommaso Fumagalli, entrato in campo da pochi minuti, si è trovato protagonista di un’occasione che per qualsiasi calciatore rappresenta il momento più atteso: la possibilità di andare a segno. Il portiere del Sudtirol, Alessio Cragno, era uscito dalla propria area per disimpegnarsi palla al piede, ma un movimento improvviso gli ha provocato un problema muscolare così violento da costringerlo ad accasciarsi al suolo, con la sfera che gli è letteralmente rotolata via, finendo tra i piedi dell’attaccante granata.
Di fronte a sé, Fumagalli non aveva alcun avversario: la porta sguarnita era lì, a pochi metri, e realizzare la rete del pareggio sarebbe stata la cosa più semplice e naturale, un gesto meccanico che avrebbe potuto cambiare le sorti dell’incontro. Invece, con una prontezza di riflessi che nulla aveva a che vedere con lo spirito agonistico, il numero granata ha scelto la strada opposta, fermandosi di colpo e spingendo deliberatamente il pallone oltre la linea laterale, decretando così il fallo laterale e permettendo ai medici di entrare in campo per soccorrere l’estremo difensore avversario, rimasto a terra dolorante. Un gesto che, per immediatezza e spontaneità, ha richiamato alla mente di molti quello compiuto ventisei anni fa da Paolo Di Canio con la maglia del West Ham United, quando in un analogo frangente scelse di fermarsi e raccogliere il pallone con le mani piuttosto che infierire su un portiere infortunato.
L’apprezzamento unanime del mondo del calcio e il rammarico per Cragno
La reazione, immediata e corale, è stata quella che solitamente si riserva a chi compie un atto di coraggio civile. I giocatori del Sudtirol, primi fra tutti, si sono stretti attorno a Fumagalli, con alcuni di loro che lo hanno letteralmente circondato per complimentarsi, mentre lo stesso direttore di gara, l’arbitro Andrea Zanotti, gli è corso incontro per stringergli la mano, suggellando sul campo la comprensione unanime della nobiltà del suo comportamento. Una volta terminata la partita, proseguita con la sostituzione di Cragno e arricchitasi di altre tre reti per gli ospiti, a parlare sono state le società e i protagonisti, con una nota ufficiale del club altoatesino che ha voluto esprimere pubblicamente “sincera riconoscenza” al calciatore della Reggiana per aver compiuto “un gesto spontaneo di grande rispetto e autentico fair play”. Un attestato di stima arrivato anche da Antonio Gozzi, presidente della Virtus Entella, squadra nella quale Fumagalli aveva militato fino al precedente mese di dicembre, il quale ha sottolineato come, al di là dei risultati e delle classifiche, la vera forza del calcio risieda proprio nella capacità di trasmettere valori autentici, e che quel gesto rappresentava una di quelle scintille che ricordano la bellezza più profonda dello sport.
Il giorno successivo alla partita, intervistato dai media, lo stesso Fumagalli ha raccontato con semplicità quei concitati momenti, spiegando come la decisione di non segnare gli sia venuta del tutto naturale, dettata dall’istinto e dalla prossimità fisica con il collega infortunato. “Ero andato a pressare per recuperare palla, ma quando ho visto che Cragno s’era fatto male mi sono fermato”, ha dichiarato l’attaccante, aggiungendo di essere convinto che molti altri, al suo posto, avrebbero fatto lo stesso, e che solo in un secondo momento, finita la partita, si è reso conto della portata di quanto accaduto, travolto da una valanga di messaggi e attestati di stima che non si aspettava. Un’umiltà che stride con l’amarezza per la pesante sconfitta subita dalla sua squadra, ma che non ha offuscato la consapevolezza di aver compiuto un’azione giusta, in un contesto come quello del calcio professionistico dove, spesso, la frenesia del risultato e la ricerca della vittoria a tutti i costi portano a dimenticare il rispetto per l’avversario.
Una carriera in prestito e la ricerca di una consacrazione mai definitiva
Per comprendere appieno il significato di quanto accaduto, è necessario inquadrare la figura di Tommaso Fumagalli, un attaccante classe 2000 la cui carriera, finora, è stata un susseguirsi di prestiti e di tentativi di affermazione in una categoria, la Serie B, che sembra talvolta stargli stretta. Cresciuto nelle serie minori, dove con la maglia della Giana Erminio in Serie C aveva messo a segno dodici reti nella prima metà del campionato 2023-2024, il suo exploit gli era valso l’acquisto da parte del Como, club che lo aveva subito girato in prestito al Cosenza nella scorsa stagione. In Calabria, Fumagalli aveva mostrato lampi del suo potenziale, mettendo insieme venticinque presenze e quattro gol, prima di essere nuovamente girato, in questa stagione, alla Virtus Entella e, a partire dalla finestra invernale di mercato di febbraio, alla Reggiana, che lo ha prelevato in prestito dal Como con un’opzione. Un vero e proprio girovago del pallone, soprannominato “Il Puma”, che alla ricerca di una collocazione stabile e di una continuità realizzativa che finora gli è mancata, ha visto il suo nome balzare agli onori delle cronache non per un gol, ma per aver rinunciato a segnarlo.
E proprio questa assenza di gol, che lui stesso ha ammesso di rimpiangere, rende il suo gesto ancora più significativo: non siamo di fronte a un campione affermato che può permettersi il lusso della magnanimità, ma a un giovane attaccante in prestito, alla disperata ricerca di quella rete che potrebbe sbloccargli la stagione e rilanciarlo, che ha anteposto la salute di un collega al proprio interesse personale. La società del Sudtirol, nel frattempo, ha dovuto fare i conti con la gravità dell’infortunio occorso al proprio portiere: Alessio Cragno, che era appena rientrato dopo duecentocinquantotto giorni di stop a causa di un precedente problema al tendine d’Achille, ha riportato una lesione al medesimo tendine, questa volta la sinistro, ed è stato costretto a dare forfait, con la sua stagione che, con ogni probabilità, si è già conclusa anzitempo. Un destino beffardo per l’estremo difensore, che aveva lottato per tornare e che ora dovrà ricominciare daccapo il suo personale calvario.
L’istinto prevale sulla ragione in una serata storta per i granata
Al di là della sconfitta, che ha fatto sprofondare ulteriormente la Reggiana nelle zone calde della classifica, e al di là dell’ennesima battuta d’arresto per il portiere avversario, a rimanere negli occhi di chi ha assistito alla partita, dal vivo o attraverso gli schermi, è l’immagine di quel momento di esitazione virtuosa. Un istante in cui il calcio ha smesso di essere una guerra di trincea fatta di falli tattici e proteste, per tornare a essere un gioco, con le sue regole non scritte e quel codice etico che, a volte, riemerge prepotentemente. Fumagalli, dal canto suo, ha provato a smorzare l’enfasi attorno al suo nome, dichiarando che non ha salvato nessuna vita e che il suo è stato semplicemente un gesto doveroso, ma al tempo stesso ha colto l’occasione per mandare un messaggio di incoraggiamento proprio a Cragno, augurandogli di non arrendersi e di tornare più forte di prima, forte di quella stessa esperienza che lui, da giovane attaccante, conosce bene per averla vissuta sulla propria pelle quando, ai tempi della Serie D, aveva pensato di appendere le scarpette al chiodo per andare a lavorare nell’azienda del padre.
Un episodio che, nel confronto con un altro accaduto nello stesso turno di campionato, quello in cui l’attaccante del Pescara Di Nardo ha invece segnato approfittando di un avversario a terra, assume i contorni di una vera e propria lezione di vita, dimostrando come, anche nel calcio moderno, ossessionato dalla performance e dal risultato a ogni costo, ci sia ancora spazio per la sensibilità e per la scelta, istintiva e immediata, di mettere l’uomo davanti all’atleta.
Descione: Tommaso Fumagalli rinuncia al gol a porta vuota per soccorrere Cragno infortunato in Reggiana-Sudtirol. Il gesto di fair play che commuove il calcio.




