Tennisti contro gli Slam: cresce la protesta sul montepremi del Roland Garros 2026
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Redazione Sport
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Il tema del montepremi degli Slam è esploso agli Internazionali d’Italia dopo le dichiarazioni di Aryna Sabalenka, che ha parlato apertamente della possibilità di un boicottaggio dei tornei più importanti del circuito.
La numero uno del ranking Wta ha sostenuto che i giocatori meritino una quota maggiore dei ricavi generati dagli eventi, sottolineando come l’intero spettacolo dipenda dalla presenza dei tennisti e delle tenniste in campo.
Le sue parole hanno immediatamente acceso il dibattito nel circuito, trasformando un malcontento già esistente in una contestazione pubblica e coordinata che coinvolge alcune delle figure più importanti del tennis mondiale.
Il clima si è fatto improvvisamente teso proprio nei giorni in cui Roma ospita uno degli appuntamenti più attesi della stagione. Non si discute del calendario o della durata dei tornei, ma della distribuzione degli introiti e del ruolo che i giocatori ritengono di avere nelle decisioni economiche che riguardano gli Slam.
Secondo Sabalenka, senza gli atleti non esisterebbero né il torneo né l’intrattenimento che ruota attorno agli eventi. Da qui la convinzione che i professionisti del circuito abbiano diritto a una percentuale maggiore dei guadagni prodotti dalle competizioni.
Le dichiarazioni di Sabalenka e il fronte comune dei top player
Le parole della tennista bielorussa non sono rimaste isolate. Jasmine Paolini e Coco Gauff hanno espresso posizioni in linea con quella della numero uno del mondo, contribuendo ad alimentare una protesta che, secondo quanto emerso a Roma, starebbe coinvolgendo numerosi protagonisti del circuito maschile e femminile.
Il riferimento più forte è arrivato proprio sull’ipotesi di boicottaggio degli Slam, considerato da Sabalenka come “l’unico modo” per difendere i diritti dei giocatori. Una frase che ha avuto un forte impatto perché pronunciata alla vigilia di uno dei momenti centrali della stagione tennistica.
Nel frattempo sono emersi riferimenti anche a una lettera firmata da diversi top player, tra cui Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, con l’obiettivo di contestare l’attuale gestione del montepremi del Roland Garros 2026.
La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione collettiva, tanto che nelle ultime ore si è parlato di una riunione improvvisa tra i giocatori durante gli Internazionali di Roma. L’incontro avrebbe avuto al centro proprio la distribuzione dei ricavi e il peso decisionale degli atleti all’interno dei grandi tornei.
Perché il caso Roland Garros agita il circuito del tennis
Il punto centrale della protesta riguarda il modo in cui vengono suddivisi gli incassi generati dagli Slam.
I giocatori sostengono che gli introiti prodotti da sponsor, diritti televisivi e pubblico siano strettamente legati alla presenza dei migliori interpreti del tennis mondiale, ma ritengono di non ricevere una quota adeguata rispetto al valore economico complessivo degli eventi.
Da qui nasce la richiesta di una revisione del sistema, che nelle ultime settimane sarebbe diventata sempre più insistente all’interno degli spogliatoi.
Le dichiarazioni arrivate da Roma hanno avuto un effetto immediato perché hanno reso pubblico un malcontento che fino a questo momento era rimasto soprattutto interno al circuito. Il fatto che a esporsi siano stati alcuni dei nomi più importanti del tennis mondiale ha aumentato la pressione sugli organizzatori degli Slam.
La questione non riguarda soltanto il denaro, ma anche il rapporto tra chi organizza i grandi tornei e chi, scendendo in campo, contribuisce direttamente al successo economico e mediatico dell’intero movimento.




