Alcaraz e il polso: "Sto bene, ma gli Us Open con i cinque set sono una sfida". Il messaggio a Sinner
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Redazione Sport
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Quattro mesi e mezzo dopo l'ultimo match ufficiale, Carlos Alcaraz si appresta a varcare il confine del cemento di Flushing Meadows con un'incognita che pesa quanto un diritto in accelerazione: le condizioni del polso destro, il guaio che lo ha costretto a un lungo stop e che ha tenuto con il fiato sospeso gli appassionati di tutto il mondo.
Il campione in carica degli Us Open, reduce da un periodo di riabilitazione e allenamenti a porte chiuse, ha scelto la vigilia del debutto per provare a fugare ogni dubbio, presentandosi in conferenza stampa con l'atteggiamento di chi sa di dover gestire le aspettative ma non vuole rinunciare alla propria ambizione.
L'assenza del rivale di sempre, Jannik Sinner, getta un'ombra ulteriore sul tabellone maschile, e il messaggio che lo spagnolo ha voluto inviare all'azzurro ha un sapore che va oltre la semplice cortesia tra colleghi, toccando le corde di una rivalità che ha segnato l'ultima stagione del circuito.
Il lungo stop e la sfida dei cinque set
Le parole di Alcaraz alla vigilia del suo esordio a New York tradiscono una prudenza che non è mai stata così marcata in passato, segno evidente che la lunga assenza ha lasciato il segno anche nella testa di un giocatore abituato a dominare gli scambi con una facilità disarmante. "So che venire a un torneo che ha la possibilità di giocare cinque set può essere complicato", ha ammesso il numero uno del mondo, riferendosi proprio al polso che lo ha tenuto fermo per oltre quattro mesi e che rappresenta la principale variabile di un rientro tanto atteso quanto incerto.
Il primo mese di stop, ha raccontato lo spagnolo, è stato quello più duro perché non poteva fare assolutamente nulla con il braccio destro, e in quei giorni si è trovato a fare i conti con una frustrazione che solo chi ha vissuto un infortunio sa comprendere. Ciò che però emerge con maggiore chiarezza dalle sue dichiarazioni è la volontà di non nascondersi dietro a scuse o mezze verità, tanto che Alcaraz ha voluto sottolineare con decisione il motivo per cui ha deciso comunque di scendere in campo: "Se sono qui è perché, con il team, crediamo che io sia pronto. Mi sento alla grande".
Un rientro senza certezze tra allenamenti e misteri
Attorno alle condizioni fisiche di Carlos Alcaraz si è creata a New York una coltre di riserbo che ha alimentato più di un interrogativo, complice una serie di segnali contraddittori che hanno tenuto banco nei giorni precedenti al sorteggio del tabellone. Gli allenamenti ridotti, spesso a porte chiuse, hanno fatto pensare a un approccio cauto da parte dello staff dello spagnolo, che evidentemente ha scelto di dosare gli sforzi per non compromettere quello che è a tutti gli effetti il primo appuntamento importante del suo rientro in gara.
Nessun allarme ufficiale, nessuna comunicazione che facesse presagire un forfait, eppure l'aria che si respira attorno al campo centrale è quella di un'attesa sospesa, quasi che il pubblico stesso stia aspettando di vedere i primi colpi del fuoriclasse di Murcia prima di sciogliersi in un applauso liberatorio.
La gestione della condizione atletica sarà uno degli elementi decisivi per capire quanto Alcaraz potrà spingere sull'acceleratore nel corso del torneo, perché se è vero che il polso ha retto gli allenamenti, è altrettanto vero che il salto di qualità richiesto dai cinque set, con il loro carico emotivo e fisico, rappresenta una prova diversa e più impegnativa.
Il tabellone, il fattore fortuna e l'assenza di Sinner
Il destino ha voluto che il rientro di Alcaraz coincidesse con un sorteggio non proprio benevolo, una circostanza che ha subito scatenato l'ironia dei social e qualche sorriso tra i cronisti, con la battuta che correva veloce: lo ha fatto Sinner? Nel tabellone di Flushing Meadows, già privato della presenza dell'italiano, lo spagnolo non potrà certo contare su un percorso agevole e dovrà fin da subito dimostrare di avere le energie per affrontare avversari di alto livello senza il rodaggio che normalmente si acquisisce giocando partite ufficiali.
L'uscita di scena di Jannik Sinner, che non si vede in campo da sei-sette mesi come ha ricordato lo stesso Alcaraz, ha privato il torneo di uno dei suoi protagonisti più attesi e ha alterato gli equilibri dell'intero tabellone, regalando a tutti gli altri contendenti una possibilità che forse non avrebbero avuto in un contesto normale.
Per Alcaraz, che con Sinner ha costruito una rivalità generazionale fatta di duelli epici e scambi mozzafiato, l'assenza dell'azzurro rappresenta un elemento di stranezza, una rottura nella continuità del circuito che lo costringe a guardare avanti con occhi diversi.
Il messaggio per Sinner tra rivalità e rispetto
Nel corso della conferenza stampa, il pensiero di Alcaraz è corso inevitabilmente a chi, come lui, sta vivendo un periodo difficile lontano dal campo, e le parole che ha scelto per Jannik Sinner sono state un misto di preoccupazione sincera e auspicio che la situazione si risolva al più presto.
"Gli auguro di tornare il prima possibile, è strano non vederlo da sei-sette mesi", ha dichiarato lo spagnolo, rivolgendo all'amico e rivale un pensiero che va oltre la competizione e tocca il senso profondo del loro rapporto, fatto di stima reciproca e di un confronto che ha elevato il tennis mondiale a livelli che non si vedevano da tempo.
La mancanza di Sinner, la cui assenza si fa sentire sempre più pesante in un circuito che ha bisogno di campioni capaci di alzare l'asticella, è per Alcaraz un incentivo a fare ancora meglio, a dimostrare che anche senza il suo principale antagonista lo spettacolo può continuare. L'incrocio di sguardi tra due generazioni che rappresentano il futuro del tennis si è interrotto bruscamente e chissà per quanto, ma il messaggio dello spagnolo lascia intendere che la rivalità, quando entrambi saranno in salute, potrà ripartire da dove si era interrotta, con la stessa intensità di sempre.
Per ora, però, a New York c'è solo Carlos Alcaraz, il suo polso da testare e una voglia di tornare a vincere che, nonostante tutto, sembra non aver subito scalfiture.
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