Sanità: un francobollo ricorda cinquant'anni di oncologia medica in Italia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’Istituto nazionale dei tumori, e con esso l’intera storia della lotta al cancro nel nostro paese, volta idealmente pagina, o forse sarebbe meglio dire piega il lembo di quella pagina per segnare un traguardo che viene da lontano: cinquant’anni di oncologia medica. Un anniversario che il Collegio Italiano dei Primari di Oncologia Medica Ospedalieri (CIPOMO) ha voluto celebrare durante il suo trentesimo congresso nazionale a Roma con un gesto dal valore altamente simbolico, l’emissione di un francobollo commemorativo. L’immagine postale, presentata in anteprima nei giorni scorsi anche a San Marino, non omaggia soltanto una disciplina, ma intende fissare nella memoria collettiva il volto e l’opera di Gianni Bonadonna, quel medico milanese scomparso nel 2015 la cui intuizione ha di fatto rivoluzionato l’approccio terapeutico ai tumori, spostando l’asse dell’intervento dal solo bisturi ai farmaci.

Dal New England Journal of Medicine alla pratica clinica di tutti i giorni

Il punto di partenza di questa storia, che oggi si celebra con la filatelia, è una data lontana ma ben precisa: il 1976. Fu quello l’anno in cui Bonadonna pubblicò sul New England Journal of Medicine i risultati di uno studio destinato a cambiare le sorti di milioni di donne. La ricerca introduceva, per la prima volta in modo strutturato e scientificamente valido, l’uso di uno schema di chemioterapia combinata noto come CMF (ciclofosfamide, metotrexato e fluorouracile) nel cosiddetto trattamento adiuvante del tumore al seno, ossia quella terapia che si somministra dopo l’intervento chirurgico per ripulire l’organismo da eventuali cellule tumorali residue e ridurre, di conseguenza, il rischio che la malattia si ripresenti a distanza di tempo. Non si trattava più, dunque, di intervenire solo localmente, ma di ragionare in termini sistemici, considerando il cancro per quello che è: una malattia che può nascondersi e viaggiare nel sangue.

Le oltre trecento molecole e l’evoluzione di una specializzazione

Da quell’intuizione pionieristica, che apriva la strada a un concetto allora innovativo di "cura", è passato mezzo secolo. Un lasso di tempo in cui l’oncologia medica si è ritagliata uno spazio sempre più centrale, trasformandosi da nicchia sperimentale a pilastro fondamentale della terapia. Oggi, come ricordano gli stessi organizzatori dell’iniziativa commemorativa, i clinici possono contare su un arsenale di oltre trecento molecole diverse, impiegabili in funzione del tipo di tumore e del suo profilo biologico. Si spazia dai chemioterapici classici, eredi diretti di quelle prime sperimentazioni, alle terapie ormonali, fino ad arrivare ai più raffinati farmaci a bersaglio molecolare e alle immunoterapie, che rappresentano la frontiera più avanzata di una ricerca che non accenna a fermarsi.

L’incidente di percorso durante la Seconda guerra mondiale che cambiò tutto

Ma la radice di questa storia, e qui sta il paradosso che merita di essere raccontato, affonda in un evento tragico e del tutto accidentale, avvenuto durante il secondo conflitto mondiale. Se oggi si parla di chemioterapia, lo si deve a un "incidente di percorso" verificatosi il 2 dicembre del 1943 nel porto di Bari. Quella sera, la Luftwaffe tedesca bombardò la flotta alleata ancorata nel capoluogo pugliese, e tra le navi colpite vi era la John Harvey, un cargo americano che trasportava segretamente un carico di gas iprite, meglio noto come gas mostarda. L’esplosione riversò in mare e nell’aria quella sostanza tossica, causando la morte di centinaia di militari. Fu un medico statunitense, Stewart Alexander, inviato per indagare sulle cause del disastro, a notare qualcosa di inaspettato: i soldati esposti al gas presentavano un drammatico calo dei globuli bianchi, segno che l’iprite colpiva in modo elettivo le cellule del sistema linfatico. Da quella tragica osservazione, condotta su una scala umana che nessun laboratorio avrebbe potuto riprodurre, si comprese che era possibile utilizzare sostanze chimiche per bloccare la proliferazione cellulare incontrollata, ponendo così le basi concettuali per la nascita della chemioterapia antitumorale.

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