La sonda Psyche della Nasa si è gettata tra le braccia gravitazionali di Marte, e ora la sua rotta punta dritta verso l’asteroide di metallo

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Ha quasi dell’incredibile, a pensarci bene, che per guadagnare velocità nel vuoto cosmico una navicella spaziale debba affidarsi a una legge fisica scoperta secoli fa, quella della gravità, usata oggi come una sottile fionda per lanciare tecnologia umana verso l’ignoto.

Il 15 maggio 2026 la sonda Psyche, partita nell’ottobre del 2023 dal Kennedy Space Center, ha completato il suo atteso flyby di Marte sfiorando la superficie del Pianeta Rosso a una distanza di appena 4.609 chilometri.

Viaggiava a quasi 20 mila chilometri orari in quel momento, e la conferma del perfetto allineamento è arrivata dalla Nasa poche ore dopo il massimo avvicinamento, attraverso l’analisi dei segnali radio inviati alla Deep Space Network. focus +2

Una spinta da 1.600 chilometri orari senza sprecare una goccia di propellente

La manovra, tecnicamente definita “gravity assist”, ha permesso di modificare la traiettoria senza accendere i motori principali della sonda, un risparmio di carburante cruciale per una missione la cui destinazione finale si trova nella fascia principale degli asteroidi, tra Marte e Giove.

I tecnici del Jet Propulsion Laboratory hanno calcolato che il passaggio radente ha incrementato la velocità del veicolo di circa 1.600 km/h (pari a 1.000 miglia orarie), alterando al contempo il suo piano orbitale di quasi un grado rispetto al Sole.

La sonda utilizza un sistema di propulsione solare-elettrica alimentato a gas xeno, una tecnologia efficiente ma poco potente; per questo il contributo di Marte è stato letteralmente decisivo per accorciare i tempi di viaggio verso 16 Psyche, l’asteroide ricco di metalli che dà il nome alla missione. globalscience +2

Il lato oscuro del pianeta: una falce di luce nell’oscurità

Durante quei momenti concitati dell’incontro ravvicinato, il team di scienziati ha azionato tutti gli strumenti di bordo, trasformando un banale sorvolo tecnico in una preziosa occasione scientifica.

L’imager multispettrale ha catturato migliaia di immagini, tra cui una che mostra Marte come un’imponente falce oscura circondata da un anello di luce abbagliante.

Molti osservatori, vedendola diffusa online, l’hanno scambiata per un’eclissi totale, ma quella sottile linea infuocata non era la corona solare: era l’atmosfera marziana illuminata a contrasto mentre la sonda si avvicinava dal lato notturno del pianeta.

Questa prospettiva unica, impossibile da ottenere dalla superficie terrestre, sta aiutando gli ingegneri a calibrare le ottiche e i software di elaborazione che nel 2029 verranno usati per scrutare la superficie dell’asteroide metallico. focus +2

Un test generale prima dell’appuntamento con il nucleo di un pianeta morto

La tappa marziana ha rappresentato anche la prima vera prova sul campo per gli altri rilevatori scientifici di Psyche, come il magnetometro e lo spettrometro a raggi gamma.

Questi strumenti hanno misurato l’interazione tra il vento solare e il campo magnetico del pianeta, raccogliendo dati che permetteranno di mettere a punto le procedure operative in vista dell’arrivo sull’asteroide, previsto per l’estate del 2029.

Se le ipotesi degli astrofisici fossero corrette, 16 Psyche non è un semplice masso spaziale, ma il nucleo esposto di un planetesimo, un antico celeste che non riuscì mai a diventare un pianeta a tutti gli effetti.

Studiarlo da vicino potrebbe offrire agli scienziati una finestra unica e irripetibile su ciò che accade nel nucleo caldo di mondi come la Terra, normalmente inaccessibile alle nostre sonde.

Per ora, con l’assistenza di Marte ormai alle spalle, la sonda procede spedita nel vuoto, e ogni sistema di bordo risponde perfettamente ai comandi da remoto. globalscience +2

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