Il pugno di Andrada costa caro: dalla maxi-squalifica alla possibile rescissione
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Redazione Sport
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Il calcio spagnolo di seconda divisione, quello della Segunda División, si è risvegliato sotto i riflettori più sporchi e violenti, quelli che nessun addetto ai lavori vorrebbe mai accendere. Protagonista involontario, o meglio artefice del caos, è stato Esteban Andrada, portiere del Saragozza: la sua reazione scomposta, al termine del derby aragonese perso per 1-0 contro l’Huesca, rischia di trasformarsi in un caso disciplinare senza precedenti per la categoria. Il gesto, un pugno sferrato al volto del capitano avversario Jorge Pulido, ha avuto una risonanza mediatica immediata, amplificata dalla diffusione virale delle immagini sui social network, e ora le conseguenze si profilano all’orizzonte in tutta la loro pesantezza.
Un minuto di follia in pieno recupero
Quando l’arbitro ha decretato l’espulsione, dopo un primo spintone che era già costato il secondo cartellino giallo al numero uno del Saragozza, Andrada – invece di abbandonare il terreno di gioco – ha perso quel sottile filo della ragione che dovrebbe tenere insieme anche gli animi più caldi. Corre nuovamente verso Pulido, che a quel punto si trovava a pochi passi, e lo colpisce in pieno volto con un pugno; la scena, raccontata dalla stampa iberica come un episodio di «brutto spettacolo» e «panico assoluto», ha gettato nello sconcerto giocatori, addetti ai lavori e pubblico. Il match, di per sé già chiuso sul risultato di 1-0 per l’Huesca, è degenerato in una rissa generalizzata che ha coinvolto diversi calciatori e richiesto l’intervento dei membri degli staff tecnici per riportare un minimo di ordine.
La spada di Damocle della squalifica
Secondo quanto riportato dal quotidiano sportivo spagnolo Marca, la federcalcio iberica potrebbe decidere di non usare mani leggere nei confronti dell’estremo difensore argentino. La forchetta della possibile sanzione, che va da un minimo di sei a un massimo di quindici giornate di stop, lascia intendere come la giustizia sportiva valuti l’accaduto alla stregua di un atto di violenza volontaria particolarmente grave. Sei turni rappresenterebbero comunque una battuta d’arresto pesantissima per un club che lotta nella parte medio-bassa della classifica; quindici, invece, equivarrebbero a una condanna quasi definitiva per la stagione del giocatore, che difficilmente potrebbe riprendersi in tempo per giocare un ruolo da protagonista.
Il Saragozza valuta il passo drastico
C’è però un altro tassello, forse ancora più significativo della squalifica stessa, che rischia di segnare il futuro professionale di Andrada. Il Saragozza, stando alle medesime fonti, starebbe seriamente considerando l’ipotesi di rescindere il contratto che lo lega al portiere; una decisione, questa, che prescinderebbe dalla lunghezza dello stop inflitto dagli organi giudicanti della lega. Per la società aragonese, l’immagine di un proprio tesserato che si lascia andare a un pugno a volto scoperto – tra l’altro davanti alle telecamere – rappresenta un danno reputazionale difficile da riparare con un semplice comunicato stampa. La rescissione, in questo senso, assumerebbe i contorni di un atto dovuto per ripristinare un principio di credibilità davanti ai propri tifosi e agli osservatori neutrali.
Un episodio destinato a lasciare il segno
La dinamica dei fatti, per come è stata ricostruita anche da altri organi di stampa, non lascia spazio a interpretazioni dubbie: Andrada, dopo lo spintone che aveva già generato il secondo giallo – quindi l’espulsione immediata – ha compiuto una scelta autonoma e consapevole quando ha rincorso Pulido. Non c’è stata una rissa in corso, non c’è stata una provocazione contestuale tale da giustificare (neppure in termini attenuanti) un pugno in faccia. C’era solo la frustrazione per una sconfitta, forse mischiata alla tensione del derby e alla consapevolezza di aver compromesso la partita dei suoi. Il calcio, anche quello di secondo piano come la serie B spagnola, non può permettersi di normalizzare certi comportamenti. Ora la palla passa ai giudici sportivi e alla dirigenza del Saragozza, chiamati a decidere se questo pugno resterà un episodio isolato – con una lunga squalifica – oppure diventerà il punto di non ritorno per la carriera spagnola di Andrada.




